Carmina Burana: prosecuzione della tradizione medievale

Julian Rachlin dirige a Cagliari i Carmina Burana di Carl Orff

17 Agosto 2021 -

Il 13 e 14 agosto è andato in scena l’ultimo appuntamento della stagione Classicalparco2021. Un’occasione importante, in coincidenza della data più importante del periodo estivo. Per questo stesso motivo è naturale che le ambizioni di pubblico aumentino, tanto sulla scelta del repertorio da eseguire, quanto sulla qualità stessa dell’esecuzione.

Possiamo dir da subito che tali aspettative, di fatto, sono state soddisfatte. In programma una composizione corale orchestrale ben nota a tutti i tipi di pubblico, assente dalle scene cagliaritane dal gennaio 2008: i Carmina Burana (1936) di Carl Orff.

Senza ombra di dubbio la sua composizione più conosciuta, grazie a quel O Fortuna che apre e chiude l’opera, e facente parte della trilogia teatrale dei Trionfi (che comprende quindi anche Catulli Carmina, 1943, e il Trionfo di Afrodite, 1953). L’opera deve il suo nome, ed il suo contenuto abilmente selezionato da Orff stesso, alla celebre raccolta di poemi medievali, tramandati da un codice manoscritto del XIII secolo, quindi conservati nel convento di Benediktbeuren (ovvero l’antica Burana Sancti Benedicti), noti al compositore tedesco grazie alla pubblicazione di Johann Schmeller del 1847. Tale scelta, probabilmente, non è casuale: Orff non ha mai nascosto il suo interesse per la musica antica, studiando approfonditamente i alte Meister del XVI e XVII secolo, «trovando i propri punti di riferimento nelle polifonie antiche», ed un maestro, in particolare, in Claudio Monteverdi.

Divise in quattro sezioni tematiche (poemi moralistici e satirici, canzoni d’amore, conviviali, religiosi), l’aspetto più notabile dei Carmina è il ritmo: «Orff stabilisce pattern ritmici compulsivi, quindi con grande abilità li ripete in blocchi, spesso dozzine di volte con delle sottili variazioni» (J. M. Stein). Benché sia la sua composizione più orchestrale, dove è impiegata un vasto organico, i Carmina costituiscono già un chiaro esempio dello stile compositivo dell’Orff che seguirà, particolarmente nel preponderante uso delle percussioni – e considerando i punti di riferimento citati, oltre ad una sostanziale indipendenza dalla scena avanguardistica di quegli anni, a nostro avviso non si stenta a cogliere il carattere originale che unisce, almeno idealmente, Carl Orff a Gino Marinuzzi (e, quindi, alla sua Palla de’ Mozzi).

Orff concepì l’opera come una cantata per scena: risulta imprescindibile, secondo la progettualità dell’autore, la componente performativa. Questo, purtroppo spesso è dimenticato, preferendo eseguire nella stragrande maggioranza dei casi i Carmina Burana come un concerto sinfonico corale, e la produzione del Classicalparco2021 non fa eccezione. Questa può considerarsi come una pecca della esecuzione cagliaritana di cui scriviamo, in quanto, come sosteneva l’accademico J. M. Stein, «Orff ha concepito i Carmina Burana come un’originale forma di Gesamtkunstwerk», fuori dalla tradizione ottocentesca e novecentesca, indipendente dalla visione wagneriana, e ugualmente importante è che «l’intera performance è visiva tanto quanto uditiva». Ma, a ben intendersi, certamente non possiamo considerare negativamente l’esecuzione dei Carmina Burana in Piazza Nazzari per la mancanza dell’apparato scenico. Anzi, dobbiamo dire quel che è giusto. Dopo un inizio non del tutto gradevole (richiamiamo l’attenzione sui problemi tecnici, lamentati già in altri eventi all’aperto), l’esecuzione è proseguita chiara. Notevole, è evidente, il contributo del direttore d’orchestra, il Maestro Julian Rachlin – figura che vanta all’attivo lavori con importanti orchestre come la Chicago Symphony, Israeli Philarmonic, Filarmonica di Mosca e Liverpool e la sinfonica della RAI. Buona, finalmente, la prova del Coro del Teatro Lirico, preparato come di consuetudine dal Maestro Giovanni Andreoli, e del Coro di Voci Bianche del Conservatorio Palestrina di Cagliari, seguito dal Maestro Enrico Di Maira. Altrettanto buona la performance dei solisti Daniela Cappiello (soprano), Matteo Desole (tenore) e Roberto De Candia (baritono), quest’ultimo a nostro modo di vedere particolarmente adatto al ruolo. Tanta è stata la soddisfazione di una ben riuscita serata da aver risvegliato una lunga e sentita ovazione da parte del numeroso pubblico accorso.