Karma City - Recensione dell 'ultimo romanzo di Massimo Bisotti

2 Maggio 2020 -

Quale periodo storico migliore (se non questo), per leggere un libro che, presentandosi come una ferita nell’anima, parla di cambiamento, trasformazione, accettazione?

Quale modo migliore per affrontare un viaggio nella psiche umana, se non quello di provare a romanzarlo?

In Karma City Bisotti si presenta come un Bauman dell’età moderna, cadendo nel tranello del fare "psicologia spiccia", intesa come facilmente accessibile ai profani. Il romanzo appare come un insieme di citazioni e assunti psicologici particolarmente interessanti, ma spesso sconnessi tra loro. La ricerca del filo logico conduttore, che fa da perno alle storie dei personaggi, rendendo comprensibile la trama romanzata, non è, per l’appunto,  affatto immediata. L’ambientazione surreale e futuristica contribuisce, inoltre, a generare nel lettore un senso di confusione e sconnessione dalla realtà. In un intreccio tra classico e moderno, condito da dialoghi scontati e banali, si alternano capitoli brevi che mescolano trame e personaggi ad aforismi pseudo- filosofici.

Difficile entrare in empatia con la maggior parte dei personaggi, sebbene le loro personalità rispecchino dubbi, contraddizioni ed incertezze dell’età odierna.  Periodicamente ognuno di essi  fa da psicologo a qualcuno tra i propri compagni di viaggio, nonostante tutti, nessuno escluso, presentino ferite da curare all’interno del proprio animo. Molte delle figure femminili del romanzo( si pensi  a Mary Jane e Yuki) presentano personalità remissive facilmente disposte al dialogo e all’accettazione degli errori altrui, sempre pronte a fare il "primo passo" nei confronti dell’altro. Deludente, sotto questo aspetto,  lo spirito da crocerossina che le anima, nonostante la loro forza d’animo.  Amanda è invece una figura emblematica che, all’atto della resa dei conti, sembra usare gli altri come "capro espiatorio" del proprio percorso di vita e delle proprie sofferenze; mentre Zac, maschio alpha per eccellenza, irriverentemente grottesco nel suo apparente cinismo, a tratti sfociante in ilare sarcasmo, appare tuttavia il più vero tra tutti, proprio a causa del suo essere "senza filtri". Il ruolo del protagonista  astratto dell’intera storia, Andrea Kairos, che osserva e racconta il tutto in prima persona, rimane misterioso e poco chiaro, fino al momento preciso in cui viene svelato il significato simbolico della sua essenza. Peccato solo che ciò avvenga verso la fine del romanzo: intrigo e suspense si fanno largo nel momento in cui viene palesato ai personaggi l’inganno;  elemento, quest’ultimo, di rottura, poiché difficilmente prevedibile ed intuibile dal lettore.

Karma City è un romanzo talmente semplice da risultare complicato. Un insieme di luoghi comuni in cui è facile rispecchiarsi. Un viaggio nell’anima delle persone, laddove il termine "Karma"assume il suo significato a trecentosessanta gradi, riferendosi, appunto, ai complessi meccanismi comportamentali secondo i quali noi stessi attiriamo ciò che spesso, anche solo inconsciamente, pensiamo di meritare. Un libro che, al di là degli assunti condivisibili o meno, offre molti spunti di riflessione, nonché insegnamenti a livello psicologico (tra cui , in primis, l’accettazione del dolore come parte integrante della nostra vita). Un’ opera dallo scarso impatto emotivo, probabilmente più adatta a diventare un libro di crescita e motivazione personale che un vero e proprio romanzo, appetibile ai più date le tematiche trattate.