Venghino signori, venghino al Classicalparco

La Vedova Allegra apre la stagione estiva 2021 del Lirico di Cagliari

17 Giugno 2021 -

Ad un giorno di distanza dall’inaugurazione della stagione estiva al Circo Massimo per l’Opera di Roma, anche a Cagliari l’estate è arrivata, e con lei una nuova serie di spettacoli in quel di Piazza Nazzari, per la rassegna del Teatro Lirico di Cagliari Classicalparco 2021. Ad avviare il ciclo performativo nel cuore del capoluogo sardo, l’operetta di Franz Lehár La Vedova Allegra (1905), qui nella sua traduzione ritmica in italiano di Ferdinando Fontana.

Ambientata nella Parigi della Belle Époque, la vicenda si svolge all’interno dell’ambasciata dello Stato del Pontevedro. Qui si cerca di far sposare la ricca e giovane vedova Hanna Glavari con un pontevedrino, il conte Danilo Danilowitch. Pena la bancarotta dello Stato e la fuga dei milioni di cui la vedova è detentrice. Si sviluppa parallelamente la storia d’amore tra Camille de Rossillon e Valencienne, il tutto contornato da un eclettico potpourri di personaggi.

Non poche erano – dobbiamo ammetterlo – le riserve nei confronti della presente produzione. Primo fra tutti la scelta della traduzione italiana a discapito della versione in lingua originale e, non meno importante, nei confronti dell’adattamento delle parti dialogate di Filippo Crivelli e Blas Roca Rey. Se da un lato la traduzione del Fontana consente al pubblico italofono la comprensione dello spettacolo, gli ampi rimaneggiamenti dello stesso libretto hanno permesso una maggiore comprensibilità del testo, adattato al nostro linguaggio contemporaneo, più incline ai nostri valori, in un frizzante intreccio di patetico e triviale. Partiti eccessivamente prevenuti – o titubanti – dobbiamo riconoscere a questa produzione di averci regalato una serata spassosa. La conduzione orchestrale, affidata a Giuseppe Finzi (che già la scorsa estate aveva calcato il podio del Parco della Musica), il cast e la direzione scenica di Blas Roca Rey, hanno fatto il resto. Meritate ovazioni, nel corso di tutta la recita, sono andate agli interpreti Bruno Praticò (Barone Zeta), Maria Laura Iacobellis (Valencienne), Leonardo Caimi (Conte Danilo), Elisa Balbo (Hanna Glawary), Levy Sekgapane (Camille de Rossillon), Stefano Consolini (Visconte Cascada), Mauro Secci (Raul de Saint-Brioche), Francesco Musinu (Bogdanowitch), Fulvia Mastrobuono (Sylviane), Enrico Zara (Kromow), Lara Rotili (Olga), Andrea Schifaudo (Pritscitch), Federica Giansanti (Praskowia), Gennaro Cannavacciuolo (Mjegus).

Unica pecca, la scenografia. Un grande tendone rosso, sotto al quale trova posto un siparietto con la scritta luminosa Cirque, pali di sostegno ed una immensa pedana circolare al centro del proscenio. Questa visione circense de La Vedova Allegra proposta dal regista Blas Roca Rey – coadiuvato nelle scene da Antonella Conte – non conquista fino in fondo. Nelle intenzioni degli autori dovrebbe rappresentare «tutta la falsità, le prese in giro, i piccoli inganni e i tradimenti di questo demi-monde sull’orlo del fallimento economico e morale», una sorta di rappresentazione ‘per eccesso’ di quanto insito nel libretto stesso di Victor Léon e Leo Stein. Aggiunge il regista: «Questo grande palco all’aperto […] avrebbe divorato e digerito immediatamente una scenografia tradizionale. Ci voleva un’idea forte, qualcosa di festoso, di grandioso, colorato e graffiante, che facesse di quest’operetta uno spettacolo popolare ma raffinato, trasgressivo ma rigoroso». Benché queste delucidazioni, non sembra che il concetto circense sia stato sfruttato in profondità. Ma al di là di ciò, la scenografia – che può piacere o meno, ma che senza dubbio colpisce – non ostacola il pieno godimento dell’operetta.