La Tragedia Giapponese di Giacomo Puccini torna al Lirico

21 Marzo 2021 -

 

Sono passati, ormai, i tempi in cui riempivamo di simbolismo (e speranza) eventi culturali come quelli del Teatro Lirico – prima fra tutte la rassegna estiva Classicalparco 2020 preferendo ora una linea più cauta. Infatti, dopo aver detto «finalmente si torna a fare opera», ci siamo tutti ben ricreduti da tale affermazioneDi fatti la Madama Butterfly di Keita Asari, qui ripresa da Daniela Zedda, è la prima Opera – in quanto non semplice riduzione concertistica, ma vero e proprio allestimento scenico – eseguita dalla chiusura dei teatri di marzo 2020. Una produzione originale del Teatro alla Scala di Milano, acquisita dal Lirico di Cagliari, che ci porta indietro nel tempo, in un’epoca in cui si guardava, affascinati, ad un Giappone avvolto da un’aurea esotica, del quale si ignorava (parzialmente o del tutto) la sua storia, cultura e religioni. 

Madama Butterfly (1904) ricalca e ben sfrutta la moda dell’esotismo nippofilo: scritta dai librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (quest’ultimo già autore del dramma giapponese di Pietro Mascagni Iris, del 1898)ispirati dal dramma teatrale Madame Butterfly (1900) di David Belascoa sua volta tratta dal raccontoomonimo, di John Luther Long (1898). 

Cio-Cio San (questo il vero nome della protagonista, interpretata da Alessandra Di Giorgio), s’innamora perdutamente dell’ufficiale della marina statunitense B. F. Pinkerton (Ragaa Eldin), il quale è guidato da spirito d’avventura. Si sposano, ma lui la ripudierà (come concesso dalla legge giapponese) dopo poco tempo per tornare negli Stati Uniti e sposarsi «con vere nozze, a una vera sposa americana». Un’opera che esplicita e descrive l’incontro e incomprensione di due culture radicalmente diverse, ma Puccini non si limita a ciò: l’intera tragedia è basata anche sul «divario tra passato e presente, ricordo e attesa», ed ancora «Puccini costruisce la propria drammaturgia come riflessione sul tempo: il tempo fisso dell'interiorità della protagonista, il tempo che scorre per tutti gli altri personaggi, che vivono una vita reale fatta di cose concrete» (Marco Emanuele).  

È questa una produzione difficile, che si è vista - e immaginiamo con non pochi problemi – fortemente limitata dalle norme di prevenzione al contagio, che da un anno a questa parte hanno fortemente segnato la nostra quotidianità. Una produzione teatrale non è immune: coristi e mimi con mascherine e cantanti solisti mai troppo vicini – misure che, è bene tenere a mente, abbiamo già visto in produzioni liriche in tutta Europa. Quello che ne deriva è una sensazione di straniamento (chi non si immagina un caloroso abbraccio fra Butterfly e Pinkerton sulle note finali di «Vogliatemi bene, un bene piccolino»?), lontana dai nostri usi e comportamenti occidentali, ben più calorosi. Ma non si vuole dare la colpa (se c’è) alla regia di Daniela Zedda, che anzi, ha saputo armonizzare resa scenica e restrizioni sanitarie.

Da menzionare gli altri interpreti: Gosha Kowalinska (Suzuki), Vittoria Lai (Kate Pinkerton), Pierluigi Dilengite (Sharpless), Enrico Zara (Goro), Nicola Ebau (Il principe Yamadori)Renzo Ran (Lo zio Bonzo), Luciano Leoni (Il Commissario imperiale), Francesco Musinu (L’Ufficiale del registro), Federico Piras (Dolore), l’Orchestra e Coro del Teatro Lirico diretti rispettivamente dai Maestri Stefano Ranzani e Giovanni Andreoli, nonché il comparto tecnico Andrea Ledda (luci), Luigia Frattaroli (movimenti scenici).

Per chi non avesse assistito alla proiezione televisiva di sabato 20 marzo 2021, potrà recuperare l’evento in replica domenica 21, alle 17.30 su Videolina e sulle piattaforme web del Gruppo Unione Sarda.