Tè verde: che novità in un approccio multidisciplinare?

Intervista al Prof. Mauro Miceli

9 Aprile 2017 -

Prof. Mauro Miceli

-Dottore in Chimica Farmaceutica e Biologia- 

Docente aggregato Scienze laboratorio biomediche, Polo Biomedico - Università di Firenze-

-Biochimico- Nutrizionista- 

 

 
-Intervista (a cura di Tiziana MORI)-
 

1) Recenti ricerche attribuiscono al tè verde il ruolo di naturale inibitore del proteasoma nelle patologie ematologiche legate alle plasmacellule. Può spiegarci in che modo avviene questo meccanismo e il quantitativo consigliabile da assumere giornalmente per un paziente oncologico?

Certo è proprio così : infatti un potenziale bersaglio molecolare della molecola più bioattiva del tè verde l’epigallocatechingallato o EGCG è di fatto il proteasoma, anche se dobbiamo evidenziare che l’ EGCG è un amolecola molto instabile in condizioni fisiologiche e pertanto, una serie di analoghi sono stati sintetizzati con l'obiettivo di migliorarne la stabilità e la biodisponibilità. 

Studi epidemiologici hanno indicato che il consumo di tè verde è associato con la riduzione del rischio di tumori e in particolare associato alla riduzione del rischio di fase avanzata di tumori. Tale riduzione del rischio può essere attribuita non solo alla inibizione del proteasoma, ma anche a numerose altre molecole intracellulari che fungono da bersagli per l’ EGCG e che sono coinvolte nella regolazione del ciclo cellulare, nella apoptosi, angiogenesi e metastasi. La quantità pro/die di EGCG utile in caso di patologia tumorale è compresa fra 150-300 mg per la prevenzione, corrispondenti a circa 2-3 tazze di tè verde, e di 400-750 mg per un supporto in caso di chemio- o radioterapia. Tuttavia è da sottolineare che quando si attua un trattamento integrato ad una chemioterapia con sostanze naturale biologicamente attive, quali appunti i polifenoli del tè verde, esiste anche il rischio di pericolose interazioni.

Mi preme a questo riguardo citare quella pubblicata in studio abbastanza recentemente sulla prestigiosa rivista "Blood"dove è emerso che l’EGCG  l tè verde riduce l’efficacia del bortezomib, un farmaco inibitore del proteasoma utilizzato nella terapia del mieloma multiplo, bloccandone in toto l’azione apoptosica e rendendo praticamente nulla la sua somministrazione e proteggendo, di fatto, la vita delle cellule tumorali. In altre parole, esercitando una citoprotezione in luogo di una citotossicità verso la cellule maligne.  L’inibizione di tale farmaco e di altri suoi omologhi basati sulla presenza di un atomo di boro avverebbe a dosi di EGCG ben raggiungibili attraverso l’alimentazione ed anche utilizzando altri polifenoli catechinici del tè verde sia in forma isolata che come fitocomplessi, anche a concentrazioni presenti in un semplice infuso. Tale interazione non si verifica invece con altri farmaci pro-apoptosici privi di boro che sono invece risultati ugualmente attivi al 100% anche in presenza di EGCG. 

2) Tè verde e curcuma: come e quando assumerli sia in prevenzione sia durante patologia cronica o tumorale in atto.

Si possono assumere in modo combinato perché creano una potente sinergia di azione, come dimostrato da studi in cui si evidenziava come la presenza dell’EGCG del tè verde potenziava l’effetto antitumorale della curcumina sia sensibilizzando maggiormente le cellule  leucemiche  e di altre tipi di tumore in coltura all’azione della radioterapia sia come capacità di indurre l’apoptosi delle stesse. Uno dei target comuni di entrambe queste piante è la citochina NF-kB, un importante mediatore coinvolto nei processi infiammatori di tipo cronico e nella genesi della differenziazione della cellula sana in tumorale: ecco perché l’associazione di questi curcuma e tè verde risulta particolarmente consigliata in quanto sinergica nell’azione preventiva e di controllo di tali processi patologici.    

3) Da poco si è scoperta un'efficacia antidiarroica del tè verde, considerato un antiossidante per eccellenza: ce ne parlerebbe?

Tale azione, per quanto mi risulta, sembra dovuta sia all’effetto moderatamente astringente esercitato dai polifenoli della pianta che ad una azione antibatterica specifica al livello intestinale   che ne potrebbe giustificare l’impiego in determinate dissenterie. 

4) Quali proprietà e differenze in termini di efficacia vi sono tra il tè verde e il tè nero?

La differenza sostanziale risiede nella concentrazione delle catechine biologicamente attive in particolare nel tè verde la quantità presente di questi polifenoli si attesta al 30% del peso secco delle droga, ovvero le foglie essiccate, di cui circa il 65% è costituito dall’EGCG ,come prima menzionato, la catechina più attiva in termini di efficacia ma questo non esclude un reale effetto benefico derivante dal consumo quotidiano di 2-3 tazze di tè nero, più accettate dalla cultura occidentale. 

5) Gli odontoiatri suggeriscono in caso di paradentite o mucosite dovuta a farmaci (tipo antibiotici), e anche in corso di chemio e radio terapia di effettuare sciacqui di tè verde, quale antibatterico naturale del cavo orale: ce ne spiega l'efficacia?

In effetti  studi recenti sul  tè verde, ne mettono in luce anche l’azione benefica nei confronti di gengiviti e parodontiti. Le malattie gengivali, infatti, sono causate dalla risposta infiammatoria ai batteri presenti all’interno della bocca, tra i quali spicca il Porphyromonas gengivalis. L’EGCG naturalmente contenuta nel tè verde non solo uccide il ceppo batterico ma, in virtù delle sue qualità antiossidanti e antiinfiammatorie, arresta lo sviluppo e l’evoluzione della patologia. È inoltre bene sottolineare che, a differenza del tè nero, il tè verde, non essendo fermentato, può essere tranquillamente consumato anche da chi soffre di intolleranza alimentare ai lieviti. Infine da ricordare il fatto che nel tè verde sono contenute ottime quantità di fluoro il che ne giustifica l’assunzione come bevanda anti-carie. 

6) Dai suoi studi, il consumo regolare di tè verde quali patologie preverrebbe oltre ad alcune tumorali?

Sono molte le patologie che possono essere prevenute con l’assunzione regolare del tè verde o dei principi attivi da esso estratti, che del resto si sovrappongono anche a quelle che beneficiano dell’assunzione della curcumina ed ecco perché personalmente ne consiglio sempre l’associazione ai fini di una ottimale sinergia sia in ottica preventiva che di supporto a patologie croniche in essere. Comunque fra le malattie in cui maggiormente si è studiato l’effetto benefico delle catechine del tè verde voglio ricordare quelle neurodegenerative, le cardiovascolari per la protezione esercitata sull’endotelio vascolare e sulla ossidazione delle LDL, le patologie tumorali già rammentate prima e l’azione antibatterica sia a livello del cavo orale che a livello gastrico per una specifica azione anti-Helicobacter Pylori.  

7) Il tè verde può essere assunto durante i cicli di chemio-radio terapia, o deve essere sospeso? E la curcuma?

Sia l’estratto di tè verde che  la curcuma, possono essere assunti senza problemi durante le fasi della chemioterapia, anche in virtù di recenti studi eseguiti presso centri oncologici che ne hanno valutato sia  l’efficacia come trattamento di potenziamento della terapia che di riduzione degli effetti collaterali dovuti ad essa. 

8) è vero che la Curcuma per essere resa biodisponibile ha bisogno del pepe nero? Cosa fare per i pazienti che soffrono di problemi gastrointestinali, o di reflusso gastroesofageo?

Si è vero in quanto la piperina contenuta nel pepe nero ne aumenta enormemente la biodisponibilità, ovvero la possibilità di ottenere adeguate  concentrazioni ematiche e raggiungere a dosi efficaci i siti di azione a livello tissutale del principio attivo, in questo caso la curcumina.

Infatti dal punto di vista dietetico preventivo più che la curcuma in polvere sarebbe ottimale consumare il classico curry indiano, dove nel mix di spezie la curcuma è quella quantitativamente più rappresentata, ma vi sono anche piccole quantità di pepe nero che ne facilitano fortemente l’assorbimento della curcumina: a queste conclusioni arrivarono alcuni anni fa gli studi dettagliati di due dei maggiori ricercatori n tema di farmacologia delle spezie, il Professor Aggarwal e il Prof Shoba, che basarono le loro considerazioni sull’osservazione retrospettiva della netta ridotta incidenza di alcuni tipi di tumori fra le popolazioni della penisola indiana e quelle occidentali soprattutto quella statunitense. Da una valutazione accurata dei dati ne dedussero che la curcumina era la molecole base di tale effetto protettivo, ma successivamente fu proprio la ricerca del Dr. Shoba che dimostrò come la curcuma necessitava di piperina per un' ottimale disponibilità biologica per esercitare il suo effetto benefico di protezione cellulare. 

Va assolutamente detto che la quantità di piperina  necessaria per esercitare tale effetto è davvero esigua, poiché equivale a quella contenuta nell’ !-2 % di dose di pepe nero rispetto ella dose totale di curcuma essiccata, una quantità che non crea alcun problema anche a chi soffre di disturbi di tipo gastrico: si ricorda a tal proposito che la radice di curcuma esercita anche un effetto gastroprotettivo, come del resto da molto tempo era menzionato nei testi classici di Medicina Tradizionale Cinese e che poi in tempi attuali la ricerca scientifica ha potuto dimostrare.       

9) Ultimamente nel mercato si trovano prodotti a base di Curcuma longa dove si evidenzia la sua biodisponibilità, ma sono in forma liposomiale. Quali differenze con quella composta anche con una certa percentuale di pepe nero? Per un paziente oncologico, quale suggerirebbe? 

Vanno bene entrambe le formulazioni, importante è la garanzia della reale biodisponibilità della curcumina; certo la tecnologia moderna con l’impiego dei liposomi ha permesso di semplificare il problema, ma questo non inficia la validità dell’associazione fra curcumina e piperina, soprattutto considerando la piccola dose di quest’ultima richiesta per facilitare l’assorbimento  della prima.

Personalmente, ho optato da qualche anno per quest’ultima soluzione più naturale facendomi produrre delle capsule ad hoc, in cui ho anche associato l’estratto di tè verde adeguatamente titolato in EGCG,  da un laboratorio farmaceutico  presente nella mia città, a Firenze, oltre che ad un certo consumo di curry indiano in virtù del fatto che sono amante di questo tipo di cucina che considero decisamente terapeutica per la grande ricchezza di spezie curative ben combinate di cui fa uso.

Volevo concludere questa breve intervista dicendo che punto a campare almeno 95 anni e in modo attivo sia mentalmente che fisicamente, visto che la genetica di famiglia specie materna mi potrebbe aiutare in tal senso, e che faccio affidamento in ciò che studio e in cui credo ovvero un apporto nutraceutico mirato per raggiunger tale scopo. 

Tiziana MORI
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