Nutrizione in ambito preventivo e oncologico.

Intervista alla Dott. ssa Elisabetta Angelini

19 Aprile 2017 -

Dott.ssa Elisabetta Angelini

Medico Chirurgo, specialista in Oncologia.

Master II° livello in PNI. Nutrizione Clinica e Bioterapia Nutrizionale 

-Intervista (a cura di Tiziana MORI)-
 
 

1) Negli ultimi anni gli specialisti si sono resi conto dell'importanza di una corretta e bilanciata nutrizione soprattutto in ambito preventivo. Quali suggerimenti di base si sente di dare a una famiglia-tipo (adulti, minori, anziani)? Quali cibi privilegiare, e quali sconsigliare caldamente?

La risposta a questa domanda può essere di due tipi: da 20 pagine o rapida da poche righe!

Per una risposta rapida possiamo dire, senza entrare troppo nei particolari, che il consiglio che si potrebbe dare a una famiglia tipo è quello di mangiare prevalentemente cibi freschi, né congelati né conservati: quindi no al pesce congelato; no alle verdure già pronte da scaldare (tipo "quattro salti in padella"); no alle merendine già pronte, né ai cibi precotti. Introdurre l'abitudine di mangiare più legumi, più verdura e frutta, anche sotto forma di centrifugati (intendo con l'estrattore).

Io non demonizzo la proteine, in particolare la carne, però di questa ne va limitato il consumo ad 1 o 2 volte la settimana, aumentando invece, il consumo di pesce, uova e legumi. Va limitato molto, se non addirittura eliminato a periodi, il consumo di latte e latticini, di cui oggi si fa un uso eccessivo. E anche va limitato al massimo l'uso di affettati e insaccati: ai miei pazienti li elimino completamente in quanto, al pari dei latticini aumentano l'acidità tissutale e di conseguenza diventano terreno fertile per quella che oggi viene definita infiammazione cronica silente: sono cibi proinfiammatori. Dobbiamo tornare a quella che era la vera dieta mediterranea: molta verdura, frutta, legumi uova e pesce, poca carne. 

2) Come supportare il sistema immunitario debilitato da trattamenti farmacologici; potrebbe distinguere un approccio standard in caso di patologie comuni (influenza, mal di gola, gastroenterite sia di origine virale che batterica) rispetto invece, alle patologie degenerative (Alzheimer, Parkinson, patologie neoplastiche)? Quali alimenti e nutraceutici assumere e con quale periodicità?

Tutte le patologie dalla 'banale' influenza, alle patologie infiammatorie per arrivare a quelle degenerative hanno la stessa base di partenza: una infiammazione cronica silente o, più o meno silente. E ciò che abbassa l'infiammazione è una alimentazione a basso indice glicemico e alcalinizzante: e questo tipo di alimentazione è la base da cui partire per qualsiasi patologia. Poi, a seconda della patologia in corso si possono consigliare alcuni tipi di alimenti particolari: per esempio, per la semplice influenza si possono consigliare cibi cucinati con l'aggiunta di peperoncino, o tisane con limone e aglio (che è un potentissimo antivirale); invece, i pazienti con patologie degenerative del sistema nervoso si giovano dell'assunzione di cibi che contengono dopamina come per esempio i piselli; infine, pazienti con metrorragia si giovano dell'assunzione di carote fritte, etc...

Non ci dimentichiamo che i cibi contengono dei principi farmacologici tanto che la parola nutraceutico è un neologismo sincratico che deriva da nutrizione e farmaceutica coniato dal dottor Stephen De Felice nel 1989; l'industria poi, li ha estratti, sintetizzati e utilizzati per gli integratori alimentari. Tutte le civiltà passate conoscevano la valenza degli alimenti che venivano usati come medicina per curare e prevenire le malattie. Lo stesso Ippocrate sentenziava "che il cibo sia la vostra medicina e che la vostra medicina sia il cibo". Per tornare alla domanda: a livello generale, si può consigliare di assumere per esempio, omega 3; eliminare le farine bianche e soprattutto lo zucchero bianco; aumentare l'apporto di fibre con le verdure e la frutta. Ma per poter prescrivere un alimento o un nutraceutico mirato bisogna conoscere la situazione del paziente: la sua composizione corporea, il grado di infiammazione, se è presente osteopenia o sarcopenia, l'assetto del grasso nella composizione corporea, etc.,... 

3) Oncologia e nutraceutici. Diversi studi anche presenti in pub med dimostrano l'efficacia di tali sostanze nel supportare il sistema immunitario, anche sopratutto durante i trattamenti farmacologici in pazienti oncologici. Tra i più conosciuti: curcuma, tè verde, aloe arborescens, selenio, micoterapia (ganoderma lucidum e agaricus blazei murril). Nella sua pratica medica, cosa suggerisce ai pazienti?  

Per rispondere a questa domanda vorrei prima dare delle brevi informazioni scientifiche e fare un po' di storia.

La comparsa di un tumore non è un fenomeno istantaneo, ma un lungo processo che si sviluppa per diversi anni, in cui, la cellula alterata dall'insulto di una sostanza cancerogena si trasforma per sopravvivere. Durante questo processo le cellule cancerose rimangono estremamente vulnerabili: occorrono mediamente 6-8 anni perché una cellula mutata riesca a moltiplicarsi a sufficienza per raggiungere le dimensioni di un millimetro cubo!

Un microtumore siffatto, contiene centinaia di migliaia di cellule ancora impossibili da rilevare e ancora inoffensive, ma soprattutto vulnerabili!

È qui che si inseriscono a livello preventivo i vari nutraceutici di cui sopra per aiutare il sistema immunitario a tenere sotto controllo ed eliminare le cellule alterate. Ma non basta: bisogna abbassare l'infiammazione cronica!

Sembra strano che un' oncologa insista tanto su questo argomento: e qui facciamo un po' di storia. Il primo che mise in relazione infiammazione e cancro fu Rudolf Virchow nel lontano 1863: egli notò la presenza massiccia di leucociti nei tessuti neoplastici e suggerì che questo infiltrato riflettesse l'origine del tumore in siti di infiammazione cronica. Nel 1889 il chirurgo inglese Stephen Paget pubblicò sulla rivista Lancet un interessante articolo (che fa scuola ancora oggi) chiamandolo "Il seme e la terra", suggerendo che le cellule tumorali per crescere e dare metastasi hanno bisogno di un 'terreno' fertile su cui far crescere i loro 'semi', proprio come fanno le piante. E questo terreno è l'infiammazione: a oggi si sa che se nell'ambiente circostante il tumore non ci sono i fattori infiammatori necessari alla crescita neoplastica, il cancro non riesce a svilupparsi, neanche in presenza di cellule cancerose fortemente aggressive! Tali fattori sono le citochine infiammatorie, che noi produciamo in presenza di infiammazione cronica e tutte le sostanze acide di scarto che rimangono nell'organismo se non riusciamo ad eliminarle. Per questo è importante, anche in presenza di patologie oncologiche, sia avere una alimentazione a basso indice glicemico, ma anche alcalinizzante, che utilizzare i vari nutraceutici, in particolare the verde, curcuma, i vari funghi. Queste sostanze non sono solo degli integratori ma hanno anche una azione diretta sulle cellule tumorali, io li uso ma dopo aver impostato un' alimentazione corretta e assermi accertata (attraverso i test che effettuo sul paziente) che il processo di alcalinizzazione si è innescato, e che gli emuntori iniziano a funzionare. 

 
4) Oncologia e omeopatia. Quali passi avanti sono stati fatti in termini di integrazione?

Purtroppo negli ambienti ufficiali molto pochi: c'è qualche ospedaliero illuminato che collabora con medici omeopatici, ma purtroppo sono molto pochi ed è un peccato perché l'omeopatia ha delle grandi potenzialità in termini di aiuto per il terreno del paziente. 

 
5) Osteoporosi: potrebbe distinguerci quali integrazioni assumere nei casi in cui essa si presenti durante la menopausa, e in caso di patologie oncologiche (esempio, osteolisi). Quali alimenti e supporti dovrebbero assumere i pazienti?
 
Altro grosso argomento: l'osteoporosi questa sconosciuta. Durante il congresso che si è svolto a Roma il 10 Marzo, ho parlato di una 'nuova' sindrome scoperta di recente che è stata chiamata obesità osteosarcopenica: pazienti di qualsiasi età che presentano una composizione corporea con perdita di osso (osteopenia) perdita di muscolo (sarcopenia) e aumento della massa grassa, che non è detto che sia una obesità vera, ma che risulta tale in rapporto al muscolo e l'osso.
In pratica si è scoperto che non bisogna essere in menopausa o anziani per avere osteopenia o osteoporosi, ma questa può insorgere a qualsiasi età quando si ha uno stile di vita non corretto, mangiando alimenti acidificanti come le farine bianche, tutti i cibi precotti o congelati, eccesso di zuccheri, etc.; infatti, quando si è sotto stress per lunghi periodi di tempo, in una parola quando rimaniamo 'infiammati' e i nostri tessuti rimangono in acidosi per tanto tempo. Nella mia casistica ho tantissimi giovani che rientrano in questa categoria. I correttivi sono innanzi tutto un'alimentazione antinfiammatoria, sport e degli integratori che contengono sostanze tamponi, omega 3, etc.
Anche la donna in menopausa deve adottare lo stesso stile di vita. Altro discorso vale per i pazienti che presentano osteolisi: in questo caso devono sempre adottare una alimentazione che favorisca l'opposizione di osso (no latte e latticini, molto pesce azzurro, molte sostanze che contengono calcio), fare più movimento possibile se non si può praticare dell'attività fisica, e assumere integratori a base di glucosamina e glifosina che aiutano l'apposizione di calcio. Poi ogni caso è a sé. 
 
6) Come affrontare i problemi legati alle terapie standard applicate in ambito oncologico? In particolare: infiammazione del cavo orale; secchezza delle fauci; rush cutanei e problemi dermatologici in generale; nausea; disbiosi; anemia; astenia psicofisica; aritmia.
 
Anche qui suggerisco di mantenere l'alimentazione di cui ho parlato prima, che fa da sola il 50% della terapia; inoltre, mi avvalgo di presidi fitoterapici, omeopatici, ayurvedici a seconda della problematica in corso. 
 
7) La comunità scientifica è divisa circa l'assunzione del colostro bovino come supporto integrativo del sistema immunitario per i malati oncologici. Lei cosa suggerisce ai pazienti?
 
Non sono molto favorevole: il colostro bovino è ricco di fattori di crescita ed i pazienti oncologici non hanno bisogno di sostanze che rischiano di stimolare la crescita del tumore. Alcuni studi di cui sono a conoscienza, nei terreni di crescita in cui venivano messe in coltura le cellule tumorali, queste crescevano senza problemi. Altro discorso invece potrebbe essere per i pazienti affetti da morbo di Crhon o da rettocolite ulcerosa, sui quali ha avuto un buon riscontro. 
 
8) Per detossificare l'organismo durante i trattamenti per patologie oncologiche, quali alimenti prediligere? L'uso di piante officinali, e l'impiego della c.d fitoterapia potrebbero altresì aiutare gli organi emuntori ad attuare in modo più efficace la detossificazione epatica? Quali sono perciò i rimedi nella sua pratica medica che si sente di suggerire in quanto ottimi integratori alle terapie tradizionali?
 
'L'integratore'  migliore per me rimanere in primis l'alimentazione ma mi avvalgo molto anche di sostanze fitoterapiche, omeopatiche e ayurvediche. 
 
9) Detossificazione dell'organismo per attivare i meccanismi di autodepurazione: cosa assumere e per quanto tempo (alimentazione, nutraceutici, fitoterapia) : cosa prediligere in un'ottica di integrazione (es. nei cambi di stagione)?

Anche qui l'alimentazione la fa da padrona, ma utilizzo spesso dei detossificanti per il fegato, in particolare nei cambi di stagione, come per esempio fitoterapici che contengono cardo mariano, silimarina, etc. Le nostre nonne nei cambi di stagione utilizzavano le purghe, io ultimamente sto adottando un presidio della terapia Gerson con ottimi risultati: l'enteroclisma di caffè e non solo nei cambi di stagione! Il caffè è un alcaloide con molte proprietà detossificanti: fare degli enteroclismi con questo aiuta il fegato ad eliminare le tossine. Lo propongo anche ai pazienti oncologici e mi riferiscono di stare molto meglio. 

Bisogna perciò ritornare ad avere una visione più unitaria del nostro organismo e soprattutto cercare non di 'curare', ma di dare al nostro organismo tutti i supporti necessari per fargli riacquistare l'equilibrio perso, (che se lo perdiamo è sempre per causa nostra).
Le nostre cellule 'sanno' cosa utilizzare e cosa scartare: sarà per questo che tante terapie non hanno successo? 

Tiziana MORI

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