Microbioma e Probiotici in medicina e odontoiatria

Intervista al Dott. Salvatore Bardaro

6 Aprile 2017 -

Dott. Salvatore Bardaro

Odontoiatra Libero Professionista - Presidente AMNCO (Associazione Medicine Non Convenzionali in Odontoiatria) - Componente Commissione per gli scambi scientifico culturali internazionali OMCeO Roma 

 
-Intervista (a cura di Tiziana MORI)-

1) Che cosa sono i fermenti lattici anche detti probiotici e che differenza con i prebiotici?

Innanzitutto è bene fare delle distinzioni e precisazioni per comprendere bene ciò di cui stiamo parlando. 

Fermenti lattici è il nome che viene comunemente, ma imprecisamente dato, ai batteri lattici, un gruppo di microrganismi (batteri e anche lieviti di origine umana) che producono acido lattico grazie alla fermentazione enzimatica di alcuni zuccheri solubili. In particolare essi sono capaci di metabolizzare il lattosio, lo zucchero più abbondante del latte. Grazie ai "fermenti lattici" presenti nello yogurt e nei latti fermentati (Kefir), anche tante persone intolleranti al lattosio possono consumare prodotti derivati dal latte. I migliori sono quelli che producono prevalentemente acido lattico e solo in minima parte altre sostanze. Questa caratteristica è comune a numerosi batteri ma solo pochi sono in grado di compiere processi di trasformazione utili all'uomo.

All’interno dei batteri lattici (cosiddetti fermenti lattici), invero, esiste una vasta famiglia denominata batteri lattici probiotici (Probiotici) che, secondo la definizione dell'OMS, sono "organismi vivi che se somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite". Quindi la definizione ha un respiro molto più vasto e altrettante vaste sono le applicazioni in ambito salutistico. I probiotici non sono quindi solo produttori di acido lattico ma anche di altre sostanze essenziali quali, per esempio, certe vitamine. Il Lactobacillus acidophilus è ospite abituale dell'intestino umano; normalmente non è presente negli yogurt ed appartiene al gruppo dei batteri lattici probiotici. Rientrano nella categoria numerosi altri microrganismi, alcuni dei quali sono stati resi noti dalla pubblicità: LC1, Lactobacillus gasseri, Lactobacillus Casei e Bifidobacterium. Questi sono tutti di origine umana e resistenti all'azione digestiva, hanno la capacità di arrivare vivi sino all'intestino dove possono riprodursi e migliorare la salute umana. Infatti, per essere definiti tali, i probiotici assunti per bocca devono superare l’ambiente acido dello stomaco e sopravvivere fino all’intestino dove possono modificare la microflora batterica (microbiota), un complesso ecosistema composto da circa 300-500 specie batteriche che, in condizioni di salute, si mantiene più o meno costante. Un ceppo probiotico (così viene definito un tipo omogeneo di batteri) deve innanzitutto essere caratterizzato, e quindi ben definito. Ogni specie di batteri (Lactobacillus, Bifidobacterium, Saccharomyces, ecc.) comprende ceppi diversi (es. Lactobacillus bulgaricus, Lactobacillus johnsonii LA1, Lactobacillus rhamnosus GG, ecc.) con benefici differenti che, solo con la caratterizzazione, si possono attribuire correttamente allo specifico probiotico.

I Prebiotici sono alimenti non digeribili che stimolano selettivamente la crescita di un limitato numero di batteri facenti parte della flora batterica. Sono ad esempio fibre di polisaccaridi non amidacei o beta-glucani, fructani, oligofruttosaccaridi (FOS) galattooligosaccaridi (GOS). Sono in pratica quelle sostanze d’uso alimentare che, non essendo né digeribili né assorbibili dall’intestino, sono tuttavia estremamente importanti nel favorire la crescita di batteri utili.

Il Ministero della Salute definisce prebiotico "una sostanza di origine alimentare non digeribile che, se somministrata in quantità adeguata, porta beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale, o assunti contestualmente al prebiotico".

I prebiotici sono fondamentalmente fibre alimentari solubili che si trovano nella frutta, nella verdura e in altri alimenti naturali (cereali integrali, banana, cipolla, aglio, miele, carciofi, asparagi e cicoria).

Per completezza va detto che Simbiotico è il nome dato a combinazioni di Probiotici e Prebiotici, così come il termine Postbiotico indica componenti batteriche isolate.

2) Una delle principali differenze tra il parto naturale e il parto cesareo risiede nel microbiota con cui i primi entrerebbero in contatto al momento della nascita. Per tali motivi, diversi specialisti stanno portando avanti una tecnica innovativa che consiste nel mettere in incubazione della garze all'interno della vagina delle madri in procinto di partorire, da utilizzare poi per tamponare i neonati nei momenti immediatamente successivi al parto cesareo. Ci spiega quale sia perciò l'importanza della microflora che "acquisiamo durante la nascita"? E una donna che avesse avuto un taglio cesareo, ma poi fosse riuscita ad allattare al seno, non trasmetterebbe comunque a suo figlio un buon "corredo" immunitario?

Il neonato è microbiologicamente sterile ma il suo intestino risulta già un perfetto habitat per i microrganismi dal punto di vista alimentare, di umidità e di temperatura. La sua prima flora batterica è acquisita, mediante inoculazione-contaminazione, dall’ambiente secondo cui il neonato nasce. Se il parto è vaginale la prima colonizzazione (che ha luogo nella prima settimana di vita) avviene a partire dalla microflora vaginale, cutanea e rettale della madre; nel caso di parto cesareo la prima microflora proviene dalla cute della madre e dall’ambiente ospedaliero (!). E’ dimostrato da innumerevoli studi che nel secondo caso l’infante è molto più a rischio di varie problematiche ad insorgenza precoce fra cui quelle atopiche (rinocongiuntiviti, asma, allergie alimentari) e quelle metaboliche (obesità, diabete). Dai dati disponibili posso dire che per una donna che ha effettuato un parto cesareo è estremamente importante l’allattamento al seno; fino a poco tempo fa si riteneva che il latte materno fosse contaminato esclusivamente dalla flora proveniente dalla cute e dai dotti del capezzolo della madre. Ora sappiamo che una piccola quantità di flora proveniente dall’intestino tenue  viene "messa insieme" dalle cellule gliali e dai macrofagi e trasferita, via sistema linfatico, al tessuto mammario in sviluppo. Questo fenomeno, che inizia solo al terzo trimestre di gravidanza e cessa quando il tessuto mammario termina la lattazione, trasferisce solo un piccolo numero di microrganismi (dai 10.000 al milione di Unità Formanti Colonia – CFU - per 100 ml di latte materno) che risulta però determinante per lo status intestinale del neonato. Inoltre il latte materno rappresenta il primo alimento prebiotico con il quale veniamo in contatto; esso contiene infatti oligofruttosaccaridi (FOS) e galattooligosaccaridi (GOS) che sono essenziali nella prima infanzia per lo sviluppo di una corretta microflora.

3) Ormai la letteratura scientifica è giunta alla consapevolezza dell'importanza del microbiota quale principale alleato della nostra salute, al tal punto che si dice che l'intestino sia "il nostro secondo cervello". Cosa può dirci in proposito, e come fare a rendere il nostro intestino in grado di svolgere al meglio le sue funzioni portandoci dei benefici? 

Definiamo innanzitutto il Microbiota, esso è l’insieme di microorganismi che popolano il nostro intestino e rappresenta uno degli ecosistemi microbici con la maggiore densità di popolazione. Il Microbiota Intestinale umano ha infatti un carico elevato di microrganismi tanto che il suo peso varia da 1,5 a 2,5 Kg. La maggior parte di questi microrganismi è localizzata nel colon che, seppur molto più breve del tenue, riporta uno spessore di batteri assai poiù grande del tenue stesso. Inoltre il microbiota intestinale umano, spesso indicato come "a forgotten organ of the human body", contiene un numero di geni almeno 100 volte superiore rispetto al genoma umano. Alla luce di ciò l’uomo può essere considerato un superorganismo costituito da cellule umane e microbiche, il cui corredo genetico è rappresentato dall’insieme dei geni presenti nel genoma umano e nel genoma del microbiota intestinale (microbioma) [Fig. 1]. Le funzioni principali, in breve, della normale microflora, oltre a tante altre anche fondamentali che non abbiamo qui la possibilità di illustrare, sono: 

1) Il Contrasto dei Batteri Patogeni in quanto bloccano gli effetti dei batteri patogeni con sostanze battericide e competono con i patogeni e le loro tossine per l’adesione all’epitelio intestinale.

2) La regolazione del Sistema Immune mediante l’esaltazione dell’immunità innata e la modulazione del responso infiammatorio indotto dai patogeni tramite azione sui segnali regolati dai Tool-like Receptors.

3) La Protezione dell’Epitelio Intestinale promuovendo la sopravvivenza delle cellule epiteliali, migliorando la funzione di barriera e stimolando le risposte protettive.

Queste tre azioni sono importantissime per il mantenimento del Sistema Microbiota-Cellule Intestinali Epiteliali-Immunità Intestinale (Innata e Adattiva) che vicendevolmente contribuiscono alla salute e alla vitalità reciproca. La prima conseguenza di una alterazione di questo triangolo è la rottura  della barriera epiteliale intestinale, che esercita la funzione di barriera selettiva meccanica e immunitaria, per dissociazione delle occludine e rottura delle tight junctions (giunzioni cellulari impermeabili). A causa di ciò si ha il passaggio (leaking gut) nella lamina propria sottomucosale di lipopolisaccaridi batterici e di antigeni alimentari che suscitano una risposta infiammatoria con produzione di citochine proinfiammatorie. Da qui l’infiammazione locale si diffonde per via vasale, per contiguità ed altri meccanismi, divenendo sistemica. Inoltre a livello del digerente esiste il Sistema Nervoso Enterico (o Metasimpatico, terza branca del SNA oltre a quella Orto e Parasimpatica) che rappresenta appunto il nostro secondo cervello. Esso è costituito da almeno altrettanti neuroni quali quelli del midollo spinale (100 milioni) e gode di un’autonomia unica in tutto il sistema nervosa periferico; determinante è però il fatto che risulti anche in grado di esercitare influenza sul SNC, attività peraltro reciproca. L’interplay fra queste due componenti del sistema nervoso, con attività autonoma e, allo stesso tempo, vicendevolmente interdipendente, viene a costituire quello che è definito "Asse Cervello-Pancia" (Gut-Brain axis). La salute e l’equilibrio di questo sistema sono fondamentali per il benessere di tutto l’organismo. L’alterazione di un componente dell’asse corrisponde sempre a quella dell’altro con insorgenza di problematiche sistemiche pur se a partenza locale. Per esempio uno stato di stress cronico crea rottura della barriera intestinale con load di lipopolisaccaridi batterici (ed altro) che determinano endotoxemia e neuroinfiammazione del plesso nervoso enterico che crea problematiche a livello centrale avviando un loop demoniaco autopotenziantesi [Fig. 2]. Infiniti studi infatti confermano, per esempio, che la rottura della barriera intestinale è causa della patofisiologia dei disordini intestinali associati con le comorbidità psichiatriche. In sintesi dobbiamo sempre tenere presente che il microbiota intestinale e la neurochimica cerebrale sono in stretta comunicazione fra loro. Per mantenere in salute questo sistema dobbiamo quindi cercare di trattare bene entrambi i componenti dell’asse: evitare stress cronici, stati generanti ansie prolungate, il pensare sempre negativo e compensare con momenti di meditazione, di evasione, di attività fisica, con il mettersi di fronte a cose e persone belle – evitare eccessi di farmaci (soprattutto antibiotici), cibi impoveriti e spazzatura, la sedentarietà e il sovrappeso. Tutto ciò, oltre ad una integrazione periodica dei giusti probiotici, può contribuire a mantenere in equilibrio il nostro microbiota.

4) Nel caso di malato per patologie croniche, o malato in cura sotto chemio- radio o prima di un intervento chirurgico, come consiglia di rafforzare le difese intestinali? Nel mare magnum dei prodotti, quali risultano davvero utili, e quali no: cosa deve essere contenuto nei prodotti che acquistiamo, tra i  ceppi batterici presenti, e in che percentuale?

Anche qui va fatta un po’ di chiarezza; ciò che viene spesso indicato come "indebolimento delle difese immunitarie" o "difese immunitarie basse", a parte alcuni casi particolari e conclamati, consiste invece in una alterazione della risposta difensiva che si rivela indeguata e inefficace. In questi casi è proprio il responso immunitario stesso, inadatto, a far scaturire uno stato di salute precario con sintomatologia cronica recidivante. Avviene infatti che, a causa di cattiva e/o scorretta alimentazione, abuso e cattivo uso di farmaci, stress cronico ecc., si verificano shift immunitari con squilibri della bilancia immunitaria stessa. Varie ricerche ben fatte indicano un’azione di riequilibrio da parte di molti ceppi di Lattobacilli, quali l’acidophilus e il salivarius, e di Bifidobatteri come il lactis, il brevis e il longum. Nel caso di chemio si può affermare con certezza che il Lactobacillus rhamnosus ha dimostrato di minimizzare gli effetti dannosi del 5-fluorouracile.

Per quanto riguarda il come orientarsi nello scegliere fra i moltissimi prodotti in commercio, posso citare alcune proprietà generali, stabilite dalla comunità scientifica, che un probiotico deve possedere per essere definito tale:

di origine umana - normalmente presente nel nostro intestino - resistenza agli acidi gastrici, enzimi intestinali e sali biliari - sicuro per l’uomo: non portatore di antibiotico-resistenze acquisite e/o trasmissibili - non dare reazioni immunitarie o altrimenti nocive - resistente ai processi tecnologici - essere in grado di persistere, vivi e vitali, cioè aderire alle cellule intestinali e colonizzarle (riprodursi per generazioni) - dare un beneficio fisiologico per la salute umana (es. antagonismo verso microrganismi patogeni, produzione sostanze antimicrobiche, assimilazione colesterolo, produzione vitamine, attività lattasica).

Naturalmente la scelta dei singoli ceppi, o perlomeno la presenza di alcuni ceppi in un mix già preparato, va fatta da un medico esperto in materia e sulla base di un attento esame del paziente e delle sue problematiche.

Circa le quantità che devono essere presenti di media nell’assunzione quotidiana, posso dire che ci aggiriamo sui 5 miliardi di UFC (Unità Formanti Colonia) per un individuo in buono stato di salute con abitudini alimentari scorrette; sui 20 miliardi di UFC per pazienti sotto antibiotico terapia protratta, terapie steroidee e ormonali; 150 miliardi di UFC, come dose di attacco per circa 10 gg) in pazienti debilitati cronici, sotto chemio e antibiotico terapie massicce e protratte.

5) Come Lei ha appena specificato, Dott. Bardaro, durante situazioni di stress fisico e psicologico, o nei cambi di stagione, il nostro sistema immunitario risulta notevolmente indebolito: si possono assumere i pro/prebiotici per aumentare le nostre difese? In caso affermativo; per quanto tempo?

In gran parte  ho già risposto a questa domanda in quella precedente, posso aggiungere che è sempre bene, nei casi citati, fare una azione di prevenzione, riassetto del nostro microbiota assumendo circa 5 miliardi di UFC al dì per almeno un mese.

6) Durante la terapia antibiotica, per evitare gli effetti collaterali dei farmaci che inducono disbiosi intestinale, quali prodotti assumere e per quanto tempo?

Qui le risposte sono già presenti nelle due domande precedenti.

7) Uso dei probiotici in odontoiatria: in caso di frequenti carie, o paradontiti, quali ceppi di batteri probiotici suggerisce di assumere? E i cd. colluttori, potrebbero essere complementari, o sarebbe meglio integrare con fitoterapici?

Negli anni recenti i probioti sono stati introdotti anche in odontoiatria, infatti il loro uso in questo campo ha dimostrato di promuovere la salute orale. I risultati infatti sono stati promettenti nel controllo di patologie croniche come carie dentali, pariodontiti, e problemi ricorrenti quali alitosi e candidiasi.

Le loro azioni in questo campo risultano essere di tipo diretto e indiretto. 

Quelle di tipo diretto consistono nell’impedire la formazione del biofilm proteico dei microrganismi nocivi, nella competizione spaziale e per i substrati, nella produzione di sostanze battericide. 

Quelle di tipo indiretto risultano essere la modulazione sistemica della funzione immunitaria, la regolazione della permeabilità mucosale dell’intestino, la pressione selettiva sullo sviluppo della microflora orale mediante la colonizzazione da parte di specie non nocive.

Circa i probiotici specifici  da utilizzare, è stato riscontrato che, di base, i Lattobacilli riscontrati più frequentemente nella saliva di individui in salute sono il L. fermentum e il L. gasseri.

Per la carie sono di promettente efficacia il L.reuteriATCC 55730 e ATCC PTA 5289 e L. rhamnosus LB21.

Nelle parodontiti il Lactobacillus gasseri ed il Lactobacillus reuteri. 

Nelle Alitosi il L. salivarius K12

Nelle candidiasi orali il L.ramnous GG.

In tutti questi casi è consigliabile utilizzare collutori non aggressivi e selettivi.

8) Quale alimentazione è assolutamente sconsigliata in caso di disbiosi intestinale?

Certamente da evitare il cibo spazzatura (junk e fast food), tutte le farine e gli zuccheri raffinati, gli alimenti precotti, troppo cotti e conservati, gli ipercalorici, gli alimenti da agricoltura impoverita e ricca di pesticidi.

T

 
Tiziana MORI
826_salvatore2.jpg826_bardaro.jpg826_813-locandina-omceo.jpg