Il controllo dell'alimentazione attraverso il digiuno e l'astinenza nella vita religiosa

Intervista al Prof. Nikolaus Schöch O.F.M.

18 Marzo 2017 -

Prof.  Nikolaus Schöch O.F.M.

Facoltà di Diritto Canonico, Pontificia Università "Antonianum". Dr.theol.habilitatus, JC.D - Privatdozent – Università di Salisburgo 

-Intervista (a cura di Tiziana MORI)-

1) Potrebbe farci un breve excursus del regime alimentare prescritto ai monaci in base alle regole di San Benedetto? Il regime alimentare proposto dalla regola benedettina è sano e naturale, anche se abbastanza monotono e condizionato dalla produzione agricola stagionale, in quanto esso tiene in considerazione la diversa qualità degli ingredienti usati per la preparazione delle vivande dovuta alle diversità climatiche a secondo la collocazione geografica dei monasteri. Gli ingredienti venivano utilizzati in modo quasi sempre uniforme, giorno per giorno, mese per mese, in modo così monotono da allontanare i monaci da ogni forma di intemperanza e golosità. San Benedetto ha previsto nei giorni senza digiuno due pietanze cotte, generalmente a base di legumi e ortaggi, a volte anche a base di pesce o arricchite da formaggio e uova, le quali venivano integrate con verdure crude e frutta di stagione, per garantire un notevole apporto di vitamine e sali minerali.

Con riferimento al pane si concedeva un chilo abbondante al giorno, sia quando c’era un solo pasto sia quando c’erano anche pranzo e cena. San Benedetto si limitava ad invitare i monaci a non bere vino fino ad esserne sazi, ma a farlo in modo moderato  perché "il vino fa apostatare i saggi". È altresì fondamentale distinguere il digiuno dall’astinenza da altri cibi: il primo, consiste nella riduzione del cibo; per i secondi invece, in base alla disciplina generale si deve mangiare nei giorni del digiuno soltanto una volta al giorno fino a raggiungere la sazietà.

2) Il digiuno potrebbe svolgere un ruolo nella tempistica dell’alimentazione? In caso affermativo, quali sono le Regole benedettine in proposito? Sì il digiuno svolge un ruolo rilevante nella tempistica dell’alimentazione. Infatti, secondo la regola benedettina non si mangiava mai dal calare del sole fino al canto del gallo. Sia l'ora del pranzo che quella della cena dovevano essere fissate in maniera che tutto si potesse fare con la luce del sole. 

Secondo la Regola di San Benedetto i monaci pranzavano solo dalla Santa Pasqua fino a Pentecoste tutti i giorni all'ora di Sesta, cioè a mezzogiorno, e cenavano la sera dopo il Vespro. Da Pentecoste in poi, per tutta l'estate, i monaci che non sono impegnati nei lavori agricoli o sfibrati dalla calura estiva, non prendevano cibo il quarto e il sesto giorno della settimana  sino all'ora di Nona, cioè circa tra le due e tre di pomeriggio, limitandosi ad un unico pasto nella giornata, mentre negli altri giorni della settimana erano previsti due pasti, cioè il pranzo all'ora di Sesta. Dal 14 settembre fino all'inizio della Quaresima i monaci consumavano una sola refezione dopo la nona.

3) Siamo in periodo Quaresimale: in tale occasione, e fino ad arrivare alla Santa Pasqua, quali regole devono essere rispettate con riferimento all’alimentazione?

Durante la Quaresima fino alla Pasqua l'unica refezione ha luogo all'ora dei Vespri, che vengono celebrati a un'ora tale da non aver bisogno di accendere il lume durante il pasto, cioè prima del tramonto. La regola benedettina, comunque, non vieta di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, conservando circa la quantità e la qualità le consuetudini legittime dei luoghi.

I certosini, invece, digiunano secondo le loro antiche tradizioni dalla Festa dell'esaltazione della Santa Croce il 14 settembre fino alla Santa Pasqua. Durante i tempi di digiuno essi rinunziano anche a colazione e cena accontentandosi di una unica pietanza, servita nel tardo pomeriggio. Se necessario, si concede la sera ancora un po' di pane con una bibita, esclusi vino e birra.

4). In circostanze particolari, è possibile limitare le regole relative all’astinenza e al digiuno?

Esatto, perciò occorre distinguere di quali circostanze si parli: le feste; la presenza di ospiti; il lavoro pesante; il caldo estivo e la lunghezza del giorno; la fanciullezza; l’anzianità e la malattia. Con riferimento alle ultime tre eccezioni, secondo la Regola di San Benedetto non erano tenuti al digiuno i fanciulli, gli infermi e gli anziani. I malati più gravi godevano del permesso di mangiare anche carne rossa per potersi rimettere in forze; però, appena ristabiliti, erano tenuti ad astenersi dalla carne come al solito. Ai monaci con una costituzione cagionevole e gracile, concedeva il consumo di una modica quantità di vino tutti i giorni.

5) I religiosi degli ordini dei mendicanti introdussero delle modifiche all’alimentazione?

Sì, i religiosi degli ordini mendicanti a regime centralizzato, sorti nell'alto medioevo, non conducevano una vita stabile in convento, dato che erano spesso in cammino per lo svolgimento del ministero della predicazione, l'amministrazione del sacramento della penitenza e l'attività missionaria presso i non battezzati. Dovevano perciò adeguarsi al cibo disponibile. San Francesco permise loro pane e pesci, richiamati nel Vangelo in occasione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuto lungo le sponde del lago di Genesaret. Infatti, bisogna ricordare che durante le sue frequenti indisposizioni allo stomaco San Francesco amava consumare particolarmente il luccio ed i gamberi provenienti dai laghi dell'Umbria. Invece, in caso di malattia mangiava anche cibi conditi con il lardo e faceva spesso uso di erbe aromatiche, particolarmente faceva ricorso alle proprietà curative del prezzemolo. 

6)Quali sono le finalità principali dell’astinenza e del digiuno?

In sintesi possiamo  affermare che la dieta del monaco abbia fondamentalmente quattro fini principali: 1) vincere direttamente la passione della gola e indirettamente quella della lussuria, molto connessa con la prima; 2) rinforzare l'anima: "quanto più si nutre il corpo, tanto più si debilita l'anima, e quanto più si debilita il corpo, tanto più si nutre l'anima"; 3) essere coerenti con la povertà professata; 4) favorire l'orazione, cioè il costante impegno spirituale del monaco come dice lo stesso nostro Signore: "state attenti che il vostro cuore non sia appesantito dal troppo cibo"; 5) evitare lo stato di agitazione nervosa, l'inquietudine e la necessità di continui cambiamenti di attività o di luogo.

Oggi, l’astinenza e il digiuno sono particolarmente attuali per favorire il dialogo interreligioso.

 

Per approfondimenti: 

P. Berlitz, Das Fasten im religionsgeschichtlichen Vergleich, Giessen, 1954; 

G. Cassio- P. Messa, Il cibo di Francesco: anche di pane vive l’uomo, Milano 2015; 

G. M. Colomba, Dietetica monastica, in: Dizionario degli istituti di perfezione, a cura di Guerino Pelliccia e da Giancarlo Rocca, Roma 1973, vol. III;

S. Benedetto da Norcia, Regola, capp.39, 40, 41.

L'intervista fa riferimento alla tematica esposta dal relatore durante il Corso di Aggiornamento Internazionale "Alimentazione e multidisciplinarietà" svoltosi a Roma il 10 e l'11 marzo 2017, c/o la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici di Roma, via A. Bosio, 19/a.

Coordinatore: Prof. Nicola Illuzzi; Responsabile Scientifico: Prof. Vincenzo Aloisantoni

Tiziana MORI

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