Attività fisica e ridistribuzione di massa corporea: vincente per spegnere gli status infiammatori in medicina e odontoiatria

Intervista al dott. Massimo Spattini

16 Marzo 2017 -

Dott. Massimo Spattini  

Medico Chirurgo, Specialista in Medicina dello Sport, Specialista in Scienze dell’Alimentazione - Presidente Accademia Funzionale del Fitness-Wellness-Antiaging (AFFWA)

-Intervista (a cura di Tiziana MORI)-

 1) Un tempo i dietologi e i medici in generale "demonizzavano" i grassi, rei di essere i maggiori responsabili dell'obesità e delle patologie infiammatorie a essa collegate. Ora invece, si è presa consapevolezza del fatto che sia suggeribile ridurre i carboidrati: ma come e con quali piani nutrizionali? 

Questo è senz’altro il periodo del riscatto dei grassi nelle diete. Per anni demonizzati ed eliminati dagli alimenti a favore invece dell’inserimento di carboidrati (ancora più dannosi)  nei cibi light o nofat, ora i grassi rivivono una loro primavera. Le indicazioni della letteratura sui carboidrati ad alto indice glicemico e sulle loro problematiche sull’organismo sono molto chiari ormai. Vanno limitati il più possibile al fine di avere glicemie più stabili e un minor livello di glicazione delle proteine circolanti. Bisogna aumentare principalmente i carboidrati integrali quindi. In particolare indice glicemico (quanto veloce arrivano i carboidrati nel sangue) e carico glicemico (quanti carboidrati arrivano in valore assoluto) degli alimenti va modulato sulla corporatura e sull’attività del singolo soggetto. La carota per esempio ha un alto indice glicemico alto ma il suo carico glicemico è molto basso quindi non incide sulla glicemia al pari di altri carboidrati ad alto indice glicemico.

2) Si può parlare di obesità anche in presenza di pazienti c.d. normopeso?

Certo c’è ora tutto il nuovo filone di ricerca sugli obesi normopeso. Il BMI (cioè il rapporto peso altezza) è una misura antropometrica che non distingue massa grassa e massa magra. Per intenderci un bodybuilder ed un obeso classico possono avere lo stesso BMI. Quello che conta è la proporzione tra massa magra e massa grassa. Essere normopeso ma con una massa muscolare insufficiente porta molte delle stesse problematiche legate all’obesità tant’è che si parla di sarcobesity (obesità sarcopenica- legata alla perdita muscolare). 

3) Va "di moda" l'uso delle gallette di riso, sostitutive del pane nelle diete ipocaloriche; diversi studiosi però, ne riportano rischi di aumento del carico glicemico, oltre che cancerosità. É quindi meglio prendere del buon pane casereccio, controllandone la qualità del grano e dosandone opportunamente la quantità, o vanno bene anche le gallette di riso?

La praticità/comodità spesso non và di pari passo con la salute. Pensiamo a tutti quei cibi molto lavorati che però presentano bassi valori nutrizionali. Ovvio che la scelta di un buon pane integrale resta sempre la migliore per quanto riguarda la scelta dei carboidrati. Tuttavia è un po’ sterile fare generalizzazioni in quanto un atleta che si allena duramente può permettersi anche le gallette. Nonostante l’alto indice glicemico poi si tende a mangiarne meno (circa 3-4 pezzi) con un carico glicemico tutto sommato minimo per cui, senza esagerare, possono essere utilizzate anche dalla persona comune. Per il risvolto cancerogeno, le gallette essendo prodotte ad alte temperature, possono contenere acrilamide che è in effetti un cancerogeno. Ma anche qui le quantità che vengono ad essere assunte sono molto meno di quelle contenute in una porzione ben rosolata di patate al forno.

4) Quali rimedi naturali suggerisce a chi soffre di patologie tumorali per "limitare" il problema legato all'anemia; quali fitoterapici assumere? E la micoterapia, può essere efficace in tal senso? 

I Polisaccaridi dei funghi (betaglucani e glicoproteine) danno immunomodulazione sulle cellule del sistema immunitario aspecifico in particolare sulle NK (Natural Killer), le dendritiche e i macrofagi che sono la prima linea di difesa anche contro le cellule tumorali. Alcuni funghi contengono degli steroidi dotati di funzione citotossica selettiva nei confronti delle cellule tumorali in vitro che vengono indotte alla apoptosi, cioè alla morte cellulare programmata. In Giappone in Lentinam che è un polisaccaride estratto dal fungo Lentinula Edodes o Shitake è utilizzato a livello farmacologico per via iniettiva direttamente a livello intraperitoneale e intrapleurico nelle masse tumorali con effetti molto positivi nei confronti dei vari tumori.

5) Lo sport è indicato anche in caso di patologie tumorali? E che tipo di attività è consigliabile: aerobica o anaerobica, e quante volte a settimana?

Lo sport è senz’altro indicato nel caso di patologie tumorali sia in prevenzione primaria che secondaria. Sono molte le evidenze sul ruolo protettivo dell’attività fisica nei tumori e molte sono le varianti oncologiche che rispondono a protocolli di esercizio anche in prevenzione secondaria. Le regioni già da qualche anno effettuano sperimentazioni su protocolli d’esercizio sulle cardiopatie ma ci sono studi anche sul cancro della mammella e altre neoplasie. Sono però studi piccoli e senza una uniformità di protocolli per quanto riguarda l’approccio all’esercizio. Posso solo dire che molti di questi hanno trovato correlazioni positive con protocolli basati su un alto volume di esercizi aerobici di moderata intensità. 

6) Quale alimentazione suggerirebbe in abbinamenti all'attività fisica ad un paziente in corso di cure chemio o radio terapiche, o poco prima e successivamente a un intervento?
 Per quanto riguarda l’alimentazione in corso di chemio o radio terapie gli aspetti da tenere in considerazione maggiormente sono l’idratazione, la nausea, le alterazioni dell’alvo e le mucositi. Il tutto dovrebbe essere individualizzato sul paziente a seconda di che problematiche presenta. La strategia del "one fit all" di deriva farmacologica qui non può essere applicabile. Lo strato di idratazione deve essere modulato a seconda della nausea e piccole, frequenti assunzioni migliorano l’idratazione complessiva rispetto a carichi che poi vengono persi con l’induzione del vomito, diarrea o un aumento della diuresi. Si devono preferire cibi a basso indice glicemico che diano minori variazioni della glicemia che potrebbero aggravare gli effetti collaterali da terapie. In caso di alvo stitico aumentare le fibre mentre andrebbero diminuite in caso di variante diarroica. Per quanto riguarda le proteine bisognerebbe non abbassarle troppo e preferire quelle di origine vegetale. Gli antiossidanti possono essere utili coadiuvanti. Il the verde e la curcuma hanno spiccate potenzialità antitumorali e potrebbero essere utilizzate in sinergia con le abituali terapie.

 

L'intervista fa riferimento alla tematica esposta dal relatore durante il Corso di Aggiornamento Internazionale "Alimentazione e multidisciplinarietà" svoltosi a Roma il 10 e l'11 marzo 2017, c/o la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici di Roma, via A. Bosio, 19/a.

Coordinatore: Prof. Nicola Illuzzi; Responsabile Scientifico: Prof. Vincenzo Aloisantoni

 

Tiziana MORI

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