Appello a Cagliari: salvare il turismo in Sardegna!

12 Maggio 2014 -

Quale turismo in Sardegna. Fra proposte politiche e azioni di sistema? E' il titolo di un incontro che si è svolto nei giotni scorsi per discutere i servizi che fornisce la nostra amata isola

Nella sede dell’Associazione di volontariato Amici di Sardegna si è tenuta una interessante discussione a cui hanno partecipato diversi operatori del settore dell’offerta turistica.

Dopo una breve presentazione del Presidente, Roberto Copparoni, nella quale si sono illustrati gli aspetti critici della offerta turistica regionale e in particolare della città di Cagliari, hanno preso la parola gli intervenuti che hanno evidenziato una serie di limiti espressi dal settore, sia di tipo culturale e comportamentale che logistico e strutturale. Nello specifico si è rilevata l’assoluta insufficienza di servizi igienici, la carenza di idonea cartellonistica e di punti di accoglienza, orientamento e informazione turistica in Sardegna. Fra tutti viene rilevato che il Museo archeologico nazionale di Cagliari, fiore all’occhiello del ostro capoluogo, non possiede dei servizi igienici adeguati alla struttura e alcune guide che accompagnano i visitatori nelle esposizioni tematiche (come quella dei Giganti di Monti Prama) non possiedono una adeguata preparazione. Peraltro, alcune informazioni dei pannelli informativi non risultano del tutto comprensibili per i non addetti ai lavori.  Un museo deve essere per tutti e le informazione offerte devono essere chiare e pienamente fruibili anche ai non laureati in archeologia. 

In relazione a queste osservazioni alcuni degli interventi hanno fatto riferimento alla circostanza che la comunicazione turistica deve essere di ampio respiro, plurilingue e offrire un livello comunicativo comprensibile a tutti e non quasi "esoterica".

Si è rilevato che nella città di Cagliari molti servizi informativi come i vari Info Point sono inspiegabilmente chiusi e non si comprende perché il Comune si ostini a gestire un servizio che non è in grado di offrire in modo esaustivo, ovvero l’accoglienza che ben potrebbe svolgere l’osteggiata Pro loco di Cagliari che da anni attende un pieno riconoscimento dalla Amministrazione comunale. Inoltre non si capisce come mai un settore così importante e strategico come il Turismo in Sardegna si debba affidare a delle persone non qualificate attraverso dei bandi che utilizzano la formula dei "cantieri di lavoro" previsti per l’edilizia, pulizia delle spiagge, per la nettezza e verde urbano e che stranamente viene estesa anche al turismo. Peraltro si rileva che questi bandi pur avendo nobili fini da un punto di vista sociale (dove spesso vengo anche utilizzate delle persone facenti parte di cooperative sociali di tipo B), determinano nel settore turistico una discutibile qualità dei servizi erogati.

Da quest'incontro si evince che per poter salvare il turismo in Sardegna si devono elaborare nuove strategie di servizi e di fruizione anche con l’utilizzo del personale in esubero, mobilità e cassa integrazione che se opportunamente guidato potrebbe ben collaborare con le giovani figure professionali integrando l’offerta di servizi turistici. Infatti tutti coloro che sono portatori di interessi diffusi e coloro che individualmente possiedono delle abilità professionali legate all’artigianato, alla pesca, alla gastronomia e cucina tipica, alla lavorazione del sale, della terra, dell’allevamento, alla estrazione di minerali e dell’ambiente, arte e spettacolo, potrebbero diventare testimonial di eccezione nell’ambito di una offerta integrata di servizi turistici culturali rivolti alla funzionale conoscenza di un territorio e del suo popolo.

La nostra comunità a tale proposito ha quindi bisogno di progetti di forte coesione sociale intergenerazionale che siano in grado di generare o consolidare consapevolezza, senso di appartenenza e garantire una economicità e funzionalità dei servizi, nonché un beneficio reddituale per gli operatori. La Sardegna non ha bisogno di adattare il proprio territorio a dei modelli clonati da altre realtà (Miami, Riccione o altro) o esaltare degli egoistici "Sistemi turistici" calati dall’alto senza il diretto coinvolgimento dei veri protagonisti della valorizzazione turistica di un territorio, ovvero i suoi abitanti e di suoi operatori che a vario titolo contribuisco alla formazione di una funzionale, variegata e molteplice offerta turistica.

Da quanto rilevato sembrerebbe che una casta di operatori pubblici e privati cerchi di fermare proprio queste dinamiche per potersi garantire delle vere e proprie "rendite di posizione" che non fanno altro che bloccare la crescita del settore, impedirne il ricambio, compromettere la qualità dei servizi pur di perpetuare antiche logiche.

Altro aspetto è la mancanza di un "brand" definito che richiami in modo onnicomprensivo la peculiarità della Sardegna e della Città di Cagliari, nonché la mancanza di una vera e propria regia del turismo in Sardegna, spesso lasciato a politiche di contingenza e al bieco campanilismo di vecchia matrice. 

In Sardegna non è mai esistita una chiara e definita "politica del turismo ma solo una serie disarticolata di azioni a pioggia e distribuite sul territorio a macchia di leopardo sulla bene di logiche elettorali, amicali o parentali. Lo dimostra il fatto che il turismo non produce gli effetti promessi e sperati e tutto ristagna…

Fra le osservazioni si è voluto lasciare da parte l’aspetto dei collegamenti e della viabilità delle reti ambiti da dove nascono tanti dei problemi evidenziati nel corso dell’incontro. Basti solo pensare un attimo a quanto e come tali aspetti negativi influenzino il nostro benessere e la scarsa competitività delle nostre aziende. Infatti la generale frammentarietà, l’elevato costo, la discontinuità e aleatorietà dei collegamenti penalizza ulteriormente le potenzialità del turismo in Sardegna.

Ora la palla passa alla nuova Giunta Pigliaru che speriamo dia delle risposte in tempi certi…la stagione è alle porte e la Sardegna non può perdere ancora tempo.

Quanto alla giunta del Comune di Cagliari, nonostante si attenda da alcuni anni di avere un confronto, si spera in un positivo riscontro anche in considerazione delle valide ragioni, dell’esperienza e del buon senso che ci accompagna.

A cura di Roberto Copparoni