Made In Italy Tour, il gran finale

Resoconto del concerto di Luciano Ligabue del 4 novembre

5 Novembre 2017 -

17.30: dopo una veloce porzione di patatine fritte presa dai cosiddetti "caddozzoni" posti nelle vicinanze della Fiera Internazionale della Sardegna di (Cagliari), finalmente riesco a mettermi in fila. Con migliaiadi ragazzi e ragazze ansiosi di vedere dal vivo il loro idolo, tra cui i più accaniti ammiratore del Liga, davanti ai cancelli dalla tarda mattinata, per quella che sarà ricordata come la tappa conclusiva del Made In Italy Tour.

Passano le ore, la fila si fa immane, correndo tutto intorno al piazzale d'ingresso. Sono le 19.00, l'orario previsto per l'apertura delle porte. Come per miracolo qualcosa si smuove, la calca di fans si ammassa e poi... nulla, fermi. Un mantra che si ripete svariate volte. Dopo un quarto d'ora abbondante arriva anche il mio turno. I controlli si dividono in più tranche: smistamento in piccoli gruppi; controllo biglietti; controllo zaini e bottigliette.

Superati i controlli, è giunto il momento tanto atteso, quello di correre come forsennati fino sotto il palco, posto nel padiglione E. Arrivati all'interno, la gente si accalca a ridosso del palco, cercando di prendere più posto possibile con borse, zaini e con i propri corpi: ragazzi sparsi, letteralmente sdraiati sul pavimento. Prendo il mio posto, relativamente vicino al palcoscenico e là attendo.

Durante l'attesa, stipati come sardine in scatola, mi ritrovo a parlare con un uomo sui cinquanta: "È assurdo, ai controlli ci fanno togliere i tappi alle bottigliette d'acqua, mentre qua dentro vendono la Coca-Cola sigillata".

Ore 21.00: la band sale sul palco, inizia il delirio, le luci si spengono, parte il video introduttivo e subito la prima canzone: Dottoressa. Da qui si succedono in scaletta alcuni dei pezzi più noti dell'ultimo album di Luciano (Made In Italy, ndr), tra cui Mi Chiamano Tutti Riko, È venerdì, G come Giungla. Ma non si dimenticano i vecchi successi e grandi classici; si fanno magistralmente spazio durante lo spettacolo pietre miliari della discografia di Ligabue brani come Piccola Stella Senza Cielo, Quella Che non Sei, Lambrusco & Pop-Corn e Balliamo Sul Mondo.

Come grande sorpresa, un'incursione del cantante alla chitarra acustica, nel b-stage, sulle note della magica Una Vita da Mediano, cantata in coro da tutti i presenti. Come in un rito sacro, tutti i partecipanti sanno cosa fare, quando e cosa cantare a squarcia gola, con le lacrime agli occhi, ballando e saltando: chi può abbraccia e bacia il fidanzato (o fidanzata), suo compagno indiscusso dell'evento più atteso dell'anno. E infine lui, Ligabue, che come un sacerdote amministra il rito, incitando la platea a dare il meglio di se.

Ebbene sì, l'evento dell'anno, perché dopo otto mesi e un annullamento dell'intera tournée (per via di un intervento dovuto alla presenza di un polipo intracordale alla corda vocale sinistra, come lui stesso dichiarò in aprile, ndr), prevista per la primavera, Luciano Ligabue ha mantenuto la promessa stretta coi suoi fans di tutta Italia, tornando sul palco da settembre.

Per l'occasione il rocker di Colreggio ha tributato il pubblico sardo con l'esibizione, in coda all'immancabile Urlando Contro il Cielo, di uno dei brani popolari per eccellenza: aiutato dal fratello Marco, il quale risiede da anni ad Alghero, e dei tenores, con la meraviglia di tutti i presenti viene eseguita Nanneddu Meu.

Un concerto sensazionale, durante il quale non è mancato lo spumante spruzzato sul pubblico, come si vuole per chiudere in bellezza un tour, sperando di aver lasciato a Lucinao un ricordo indelebile, come lui, con le sue canzoni, ha lasciato a molti di chi c'era ad ascoltarlo estasiato, perché questa notte eravamo in un mondo astratto, quello che si crea solamente Tra Palco e Realtà.

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