Incantevole Sibelius

Michele Spotti conduce l'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari

13 Aprile 2019 -

Michele Spotti e l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, è questo il settimo appuntamento della Stagione Concertistica 2019 del teatro cagliaritano, andato in scena ieri sera, 12 aprile (turno A) e con replica oggi, 13 aprile, alle ore 19 (turno B). 

Il direttore d’orchestra è, come da titolo, Michele Spotti: giovanissimo, classe 1993, al suo debutto cagliaritano. Nonostante l’età ha all’attivo un curriculum di prim’ordine: vincitore del secondo premio al Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra del Festival Yehudi Menuhin di Gastaad, secondo premio al Concorso Internazionale per Direttori d’Opera dell’Opéra Royal de Wallonie di Liegi. Grazie ai suoi premi ha inoltre visto assegnarsi la conduzione in teatri come Teatro Carlo Felice di Genova e Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona. Svolge poi un’intensa attività concertistica, specie in Italia ed in particolare nei Pomeriggi Musicali di Milano, ai quali è ormai ospite fisso, esibendosi con regolarità. Tra i suoi impegni operistici si annoverano invece collaborazioni con Alberto Zedda (Ermione, Opéra di Lione), Stefano Montanari (La Cenerentola, Opéra di Lione), Gergely Madaras (Die ZauberflöteGrand Théâtre di Ginevra); e le conduzioni di Il Viaggio a Reims (Rossini Opera Festival, Pesaro), Un Ballo in Maschera (Opéra National de Lorraine, Nancy) e Hänsel Und Gretel (assieme all’Orchestra Arturo Toscanini, Parma), tra i tanti. 

Il programma delle due serate è composto da un immancabile, nonché incantevole, Mendelssohn (Ouverture in Si minore "Le Ebridi" op. 26, 1830, e Sinfonia n. 3 in La minore "Scozzese" op. 56, 1829-1842) e da un insolito Jean Sibelius (compositore finlandese, considerato come simbolo musicale dell’identità nazionale, assieme a Elias Lönnrot e Johan Ludvig Runeberg), con una sola composizione: la contorta, insolita e oscura Sinfonia in La minore op. 63 (1910). Quest’ultima, senza ombra di dubbio, costituisce il titolo di grande interesse della serata– lontano dai più che conosciuti Mozart o Beethoven (che comunque son presenti, tanto quando Mendelssohn, per il resto della stagione), non tanto per essere il secondo pezzo in scaletta su tre, quanto per la sua intrinseca audacia. Considerata da molti studiosi come l’opera di svolta del panorama musicale sibeliano, paragonata da Simon Parmet a un ciclone di grande violenza, da lasciare devastato per sempre l’intero (suo, ndr.) paesaggio musicale. 

Calata nel suo contesto originario dunque, capiamo bene che si tratti di un segno di rottura non solo per il repertorio dello stesso Sibelius, quanto, piuttosto, di tutto il panorama musicale europeo coevo (contemporanea della op. 63, è infatti La Fanciulla del West di Puccini) - in particolar modo se si prende come riferimento del medesimo compositore la sinfonia corale Kullervo, del 1891. Le dissonanze scelte e, magistralmente, inserite nell’opera puntano certamente in avanti, anticipanti di uno/due decenni le cosiddette avanguardie – le quali, in campo musicale, abuseranno di suddetti effetti, causando un disordine sonoro identificativo. Da tenere a mente comunque che Sibelius, nonostante il "rinnovamento" stilistico, non abbandonerà del tutto (almeno nella presente composizione) le linee estetiche romantiche e tardoromantiche, tant’è che nel secondo movimento della Sinfonia n. 4 riecheggiano echi di compositori come Tchaikovsky.

Stile compositivo potente ed efficace, capace di trasportare le emozioni, tenute "a galla" dal filo invisibile della musica, anche grazie ad un denso contrappunto, tant’è che nella guida all’ascoltoredatta da Mauro Mariani, possiamo leggere: «l’impressione che se ne ha è di una musica che non obbedisce a schemi formali prestabiliti e si sviluppa secondo una propria logica, seguendo gli impulsi soggettivi dell’autore», nella stessa misura in cui si sviluppa la natura finlandese, alla quale Sibelius certamente non vi è rimasto indifferente, finendo per incorporarla nella sua stessa scrittura musicale – come ben si può ascoltare dal terzo movimento il quale va ad aprirsi, sfociando in un trionfoforse chissà, della primavera dopo un lungo e gelido inverno scandinavondr. 

Aperta da un insolito "Tempo molto moderato, quasi adagio", acusticamente perfettamente eseguito dagli archi dell’orchestra cagliaritana, l’intera sinfonia va avanti, per i suoi 35 minuti circa, in un susseguirsi impeccabile, specie nei casi del secondo e terzo movimento, rispettivamente "allegro molto vivace" e "il tempo largo", dove l’enfasi, specie degli archi e delle percussioni, porta lo spettatore a sperimentare brividi sensoriali inediti – e non per questo sgradevoli. E grazie a quest’opera, forse, l’orchestra del Teatro Lirico ha finalmente dato prova delle sue capacità artistiche e performative, che finora non venivano del tutto espresse – almeno, non in modo uniforme e coerente alla partitura, come nel caso de Lo Schiavo – dando vigore e ragion d’essere a tempi come "allegro un poco agitato" o il "vivace ma non troppo" della Scozzese. 

Un Michele Spotti dotato di bacchetta e mano ferme, sicure e precise, che hanno saputo condurre egregiamente l’intero ensemble cittadino, i quali, sia prima dell’intervallo, che poi, a spettacolo concluso si sono meritati il bagno di applausi incessanti da un – paradossalmente – auditorium pieno per la metà. Ma forse l’eccitazione del pubblico verso il giovane direttore e per l’amata orchestra, era talmente alta che l’effetto sonoro della standing ovation pareva duplicare le presenze. Un grande trionfo, non solo dunque della natura e della musica di Sibelius e Mendelssohn, quanto anche per il grande e inaspettato debutto di Spotti (non a torto considerato come uno tra i più promettenti direttori d'orchestra italiani). Ansiosi di rivederlo presto nuovamente – e non solo - nel cartellone delle prossime stagioni concertistiche, non posso che promuovere a pieni voti tale esibizione di tutti, consigliando fortemente a chi, ancora, non fosse andato ad ascoltare tale incanto musicale.