Il Trio di Parma e Alessandro Carbonare in Scena al Lirico di Cagliari

Trio di Parma e Alessandro Carbonare propongono i Trii di Brahms per la Stagione Concertistica 2020

13 Febbraio 2020 -

Secondo appuntamento della Stagione Concertistica 2020 del Lirico di Cagliarie primo grande incontro con la musica di Johannes Brahms – compositore che farà compagnia agli abbonati ed appassionati per tutta la stagione a seguire. Sul palcoscenico il Trio di Parma ed il clarinetto di Alessandro Carbonare. 

Nato nel 1990 al Conservatorio di Parma, il Trio formato da Ivan Rabaglia (violino), Enrico Bronzi (violoncello), Alberto Miodini (pianoforte), nel 1994 ottiene il Premio Abbiati come miglior complesso cameristico. Vede al suo attivo importanti collaborazioni con importanti musicisti quali Anton Nanut, Vladimir Delman, Simone Braconi, Eduard Brunner, invitato da importanti istituzioni italiane (come Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, La Fenice di Venezia, Unione Musicale di Torino, Accademia Filarmonica Romana) nonché estere (Filarmonica di Berlino, Lincoln Center di New YorkKonzerthaus di Vienna, tra le tante)Numerose sono le incisioni per la UNICEF (opere integrali di Brahms) ed etichette discografica come Decca e Concerto. 

Quanto ad Alessandro Carboneha rivestito il ruolo di primo clarinetto presso istituzioni come Orchestre National de France (Parigi), Filarmonica di Berlino e New York, Sinfonica di Chicago. Dal 2003 riveste lo stesso ruolo nell’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma. A queste vanno aggiunte esibizioni come solista con Orchestra Nazionale di Spagna, Filarmonica di Oslo, Tokyo Metropolitan Orchestra e la Camerata SalzburgDetentore di numerosi riconoscimenti ed importanti registrazioni (nel 2013 vince un Grammy Award), è impegnato in iniziative sociali. Ha assistito Claudio Abbado nel progetto dell’Orchestra Simón Bolívar e delle orchestre infantili del Venezuela. 

Insomma, tutti pezzi da novanta, competenti ed abili interpreti del repertorio cameristico, che hanno saputo dare vita ad una performance energica, ricca di pathos che, a constatare dellgrandi e continue ovazioni del pubblico, non è certamente passata inosservata. 

Il programma da loro proposto è una summa della produzione cameristica brahmsiana dell’ultimo decennio di vita. Il Trio di Do maggiore per Violino, Violoncello e pianoforte op. 87 (1882) già considerato dallo stesso compositore, in una lettera al suo editore, «così bell è, secondo Franco Serpa «un capolavoro indiscutibile, e solido nell’implicita coerenza della sua concezione geniale»; Il Trio in Do minore op. 101 (1886), ultimo per pianoforte ed archi presente nel catalogo del compositore tedesco, «riflette la predilezione dell’autore, sempre più chiara sul versante cameristico e stilisticamente connotante, nei riguardi di forme contenute per dimensioni e vocazione, immediate per impatto, conseguite attraverso un’economia di mezzi» (Stefano Valanzuolo). Infine il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114 (1891)Qui Brahms «rinnova, sei anni prima di morire, una felice vena creativa» (Stefano Valanzuolo). Vena creativa nata dal felice incontro col clarinettista Richard MühlfeldNel Trio op. 114 è rilevante la necessità dell’amburghese di mantenersi entro uno schema classico e consolidato, ma «il brano conserva un’impronta personale, schiettamente brahmsiana, sia nei connotati esteriori sia nell’ispirazione» (Stefano Valanzuolo). Una composizione dal colore primaverile, sebbene con qualche stralcio malinconico (movimento II). Un’opera proiettata verso il futuro, che nei movimenti I e IV, dove la scrittura si fa più sincopata, anticipano di qualche decennio il più movimentato ed estemporaneo Jazz. 

Questo muoversi tra presente e futuro, cercando di tagliarsi uno spazio proprio nel panorama compositivo contemporaneo, nonostante l’imperante ombra di un «tale gigante» come Beethoven, ha reso Brahms un vero e proprio ponte tra Ottocento e Novecento, ovvero tra romanticismo e modernismo.

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