Gabriele Cosmi debutta al Lirico di Cagliari

Grande ovazione del pubblico alla prima esecuzione mondiale di Edipo Ha Lasciato Tebe

8 Giugno 2019 -

 

Ieri sera, venerdì 7 giugno, ha avuto luogo l’ottavo appuntamento della stagione concertistica 2019 del Teatro Lirico di Cagliari. In programma gli immancabili Mendelssohn e Sibelius, accompagnati da un inaspettato Dvorak e dall’inedito Gabriele Cosmi. Replica stasera, 8 giugno, alle ore 20.30. 

Lo spettacolo inizia sulle ormai celeberrime note – almeno quelle del primo movimento, l’allegro vivace - della Sinfonia n.4 in La maggiore "italiana" op. 90 (1830) di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Sebbene da un punto di vista acustico, il risultato non fosse dei migliori, non si è certamente faticato nel cogliere la potenza espressiva dell’Italiana: un poema sinfonico, dove la concitata conduzione del Maestro Gérard Korsten (nato a Pretoria nel 1960, formatosi tra Stati Uniti e Unione Sovietica, tra il 1999 e il 2005 ha ricoperto la carica di Direttore Musicale presso il teatro cagliaritano), ne ha saputo restituire quella sua intrinseca natura impetuosa, in particolar modo nei primo e quarto movimento. Ed è proprio in quest’ultimo che s’avverte una grande potenza compositiva, dovuta ad una espressività unica – che ben caratterizzano le sinfonie del compositore tedesco – dove per l’appunto l’Italia viene tradotta sul pentagramma«soprattutto [come] luce, poi ritmo, infine cantabilità»(Stefano Valanzuolo, Guida all’ascolto), sebbene Mendelssohn non riutilizzi, adattando e variando, temi preesistenti. Ciò che ne consegue è un’opera italianeggiante, che mette in scena un'idea astratta d’Italia, mediata dalla sua sensibilità. Lo stesso compositore annoterà poi «è il lavoro più gaio che io abbia finora composto».  

Altra pièce, magistralmente eseguita dal Coro e Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, è il Salmo 149 per Coro e Orchestra, op. 79 (1887) di Antonín Dvorak. Unica composizione del boemo in cartellone, per la stagione in corso. Come da titolo si tratta di una composizione su argomento sacro. L’elevata solennità del brano, che trova grande risposta nell’organico condotto dal direttore d’orchestra sudafricano, rende quest’opera non solo un magnifico esempio di musica religiosa, bensì ne innalza lo spirito stesso. Questa esaltazione, che è palpabile nella partitura, rende il tedesco da un lato un non-ostacolo a coglierne una democraticità comunicativa - dato anche il «linguaggio diretto, privo di intellettualismi» (Stefano Valanzuolo); dall’altro sembra diventare la lingua più idonea per poter al meglio esprimere tali concetti. Dvorak non solo mette in musica un salmo biblico – dunque una preghiera - ma amplifica, reinterpretandoli, i concetti chiave, togliendo al testo cantato una certa "banalità". 

Ed anche questa volta ci fa compagnia, chiudendo lo spettacolo, un immancabile Sibelius. L’opera in programma per queste due serate è la Sinfonia n. 5 in Mi bemolle maggiore, op.82, pubblicata nel 1921. I tempi dilatatissimi la rendono, forse una delle opere sibeliane di più difficile fruizione "di massa". La conduzione, di suo, se per le opere suonate per tutta la serata è risultata ottima, qua – specie nel secondo movimento – a tratti non sembra molto chiara: l’intera orchestrazione sembra un po’ confusa, difficile da seguire attentamente. Ma ecco che arriva il terzo, ed ultimo, movimento, che di contro è ben chiaro e non risulta noioso seguirne lo sviluppo – esposto in maniera semplice e brillante. 

Ma il vero grande, fortunato protagonista è senza ombra di dubbio la nuova composizione commissionata dal Teatro Lirico di Cagliari: Edipo ha lasciato Tebe, per coro misto e orchestra, di Gabriele Cosmi (trentun anni, compositore oristanese di fama internazionale). L’opera in questione, liberamente tratta da Edipo Re di Sofocle, «fa parte di un ciclo di opere in cui l’autore ha scelto di esplorare il rapporto tra produzione vocale e Mito» (Stefano Valanzuolo). Si tratta di un’opera dalla scrittura musicale fresca, direttamente influenzata dallo stile compositivo barocco e dall’estetica contemporanea. Se da una parte la composizione del Cosmi risulta in comunione con il panorama accademico coevo, dall’altro porta una grande novità: una riflessione sulla musica stessa, nella quale si può cogliere un interessante excursus sulla musica d’accademia occidentale dell’ultimo secolo. 

Edipo ha lasciato Tebe, ha in sé un’elevata capacità espressiva: agli archi è affidato il delicatissimo compito di pitturare un quadro ambientale – che in tempi recenti solo da grandi autori, quali ad esempio Peter Glass e Steve Reich, è stato raggiunto. L’ambiente dipinto dall’orchestra, in una preziosa overture, è quindi cupo, surreale: insomma, il luogo adatto per una figura leggendaria come quella di Edipo. Già dalle prime battute si è capaci di cogliere solennità e drammaticità - messe nero su bianco dalla penna di Cosmi, restituite in suono dalla bacchetta di Korsten. Le percussioni ed i fiati, inoltre, impreziosiscono ulteriormente l’intera opera, dandone un timbro caratterizzante. Il coro, che canta in greco antico un testo superfluo, debole e di poco valore (recita Sarò io la luce/Ahimè, dolore, miseria/Freddo terribile dentro/Terribile, padre, madre, moglie/...), amplifica l’effetto orchestrale: è infatti una naturale estensione dell’orchestra stessa, intendendo quindi la voce come strumento musicale, capace di esprimere pathos, anche grazie alle parole incomprensibili, rarefatte dalla tecnica canora e reiterate. Ed è proprio quello che lo spettatore avverte: pura emozione. In definitiva, il coro conferisce una tragicità adeguata alla caratterizzazione di un personaggio, tanto controverso quanto affascinante. 

Ma nella composizione cosmiana riecheggiano temi altrettanto drammatici, riconducibili ad un’altra composizione novecentesca: Akhenaten (1983), del già citato Peter Glass, dove l’uso delle percussioni diviene quasi necessario per l'impalcatura drammatica della vicenda. In entrambe le opere, il mito antico a tratti si perde, o meglio si confonde, si mischia con la realtà, posizionandosi in una linea sottile, un limbo tra realtà e finzione

In conclusione, non si può altro che augurarsi che Edipo ha lasciato Tebe, si possa affermare e consolidare nel repertorio sinfonico occidentale contemporaneo, al pari delle "colleghe" eseguite la stessa sera. Attendo, quindi, con impazienza la release di una sua incisione.

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