Recensione "Il giardino di Amelia" di Marcela Serrano

24 Gennaio 2018 -

Ricevere in dono un libro, si sa, è sempre un terno al lotto. Se poi il tutto avviene in virtù di uno scambio tra perfetti sconosciuti, possiamo proprio dire che è un po’ come comprare a scatola chiusa. "Il giardino di Amelia" : questo il titolo del romanzo dell'autrice cilena Marcela Serrano, recapitatomi e dunque capitatomi tra le mani una mattina. Lo stesso titolo, appunto, e la presentazione iniziale sono capaci di catturare l'attenzione del lettore e destare un'indubbia curiosità. A metà tra lo storico e il piscologico, l'intera narrazione si snoda attorno a due fondamentali temi: il riscatto e la redenzione. I personaggi principali sono essenzialmente quattro ; ognuno di essi caratterizzato da una personalità vivace , con vissuti ed esperienze di vita differenti.

Miguel Flores è il rivoluzionario menefreghista dall'indole apparentemente superficiale, il "Giuda" disposto a tutto pur di salvare sé stesso ed i suoi ideali, sensibile quanto basta finché la sua vita, dopo il presunto tradimento nei confronti di dona Amelia, sua amica e sua guida, gli rivela di essere molto meno egoista di quanto avesse mai pensato. È presuntuoso, a tratti arrogante,ama le donne ma non si fida di nessuna , tranne che di una : Amelia, l'unica con cui riesce ad instaurare una "relazione gratuita", basata su fiducia incondizionata. Amelia così riflessiva, fredda, come a rappresentare la razionalità fatta a persona, o forse più la saggezza dell’età matura , una sorta di guru spirituale nelle cui riflessioni è spesso facile identificarsi. Proprio a causa della semplicità di linguaggio che dona alla narrazione un senso di leggerezza, associato a scorrevolezza, le implicazioni psicologiche dei personaggi risultano del tutto accessibili e non arrecano al lettore alcun tedio, né permettono distrazioni rispetto al filo conduttore della storia.

Nella prima parte del romanzo, ad affacciarsi sulla scena sono solamente loro due : Miguel e Amelia, seguiti da Sybil e Mel, rispettivamente cugina e figlia  della donna, che appariranno a partire da metà libro. La presenza di così pochi personaggi attorno a cui ruotano i principali avvenimenti, è un elemento che  rende la storia ,nel suo complesso, ancor più di facile comprensione. Apprezzabile è il tentativo dell'autrice di non soffermarsi sui dettagli, lasciando largo spazio all'immaginazione; il contesto principale, che fa da sfondo e da cornice al tutto, è quello di un paese in cui vige la dittatura, raccontata in maniera realistica ma avventurosa, attraverso gli occhi di un personaggio (Miguel) controverso e pittoresco, che non manca certo di veridicità pura, nelle sue espressioni rabbiose e dai toni accesi. Espressioni in alcuni punti tradotte con frasi troppo lunghe e prive di punteggiatura ; unico elemento, quest'ultimo, destabilizzante e fuori da ogni schema, anche se coerente con la logica del racconto.

La dittatura e la storia di un paese, seppur romanzata, sono rese perfettamente accessibili anche a chi non possiede grandi informazioni in merito. Senza scordare i paesaggi bucolici , da cui lo stesso libro trae il titolo : il giardino altro non è che la Novena, appezzamento di terra di proprietà di dona Amelia. E le camelie, fiori ch'ella curava con maggior cura, il cui nome rimanda inevitabilmente all’assonanza col nome "Amelia". La suddivisione in diverse fasi storiche e l'utilizzo di tecniche quali il flashback e continui richiami al passato, conferiscono alla narrazione un carattere decisamente suggestivo, al punto che si ha a volte la sensazione di riuscire a visualizzare , come in un film, gran parte della scene descritte tra le pagine. A capitoli scritti prevalentemente in terza persona se ne alternano altri scritti direttamente in prima persona, attraverso la voce narrante di Miguel, e di Mel, nella parte finale del romanzo. Tramite l'incontro con quest'ultima, avverrà la resa dei conti ; Mel è un personaggio dominato da rabbia per quanto avvenuto alla madre, tormentata dall’idea della fiducia tradita da parte di Miguel, ossessionata dal suo successo in ambito editoriale, dovuto alla "spinta" ricevuta dal ragazzo da parte della stessa Amelia. Nella sua accecata rabbia, Mel è ignara dell'accordo tra lui e la madre che segna il culmine, l'apice della loro stessa complicità, trasferita poi, di riflesso, su di lei.  Nel corso degli eventi, Sybil prima e Mel successivamente, rappresentano il "mezzo" attraverso cui Miguel riuscirà a raggiungere la tanto sperata redenzione. Come? Attraverso i libri. Quei libri che Sybil prestava a dona Amelia, e che costei, a sua volta, dona al giovane Miguel, e che fungeranno da fonte d'ispirazione per i suoi lavori. Sybil è l'emblema della libertà ; poco tradizionalista per una donna dell'epoca, è, quasi inconsciamente per Amelia, un modello di vita auspicabile. Sybil non accetta regole e la sua passione sono i libri. Anche Miguel non accetta regole, e legge, scrive. Si ha spesso la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di una sorta di binomio libri – libertà. I libri nel libro, dunque. E un lieto fine nella tragedia. Volendo dare uno sguardo d'insieme, possiamo definire "Il giardino di Amelia" un mix di avventura, mistero e sentimenti cangianti, le cui sfumature appaiono colte da una voce narrante facilmente identificabile con una figura femminile. Vivamente consigliato.