Torneranno i Prati

La Grande Guerra raccontata senza retorica

19 Maggio 2017 -

È il 2014, anno del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e tutti, in un modo o nell’altro, hanno cercato di raccontarla o di raccontarne i fatti, e soprattutto di presentare le vite di coloro che vi hanno partecipato, spesso evidenziando sia nelle opere letterarie che in quelle cinematografiche quella che è stata una guerra dei potenti - o come probabilmente si potrebbe dire oggi, delle "lobby". Ermanno Olmi non si sottrae a questo arduo compito e dà il suo contributo, se non a raccontarla nella sua precisa dinamica storiografica, almeno a ricordarla nelle sue fasi più umanamente complesse e drammatiche, col suo lavoro cinematografico: "Torneranno i Prati".

La pellicola, nonostante sia interamente ambientata in una notte - lasso di tempo decisamente limitato - appare per la lacerazione interiore dei personaggi interminabile, tant’è che lo spettatore può giungere a percepire il racconto come diluito in più giorni. Lo scopo del regista, attraverso questa intensità narrativa, è quello di far sì che gli avvenimenti vengano <<raccontati in modo che appaiano non reali, come un’allucinazione>>.

L’intero film si può dividere in due parti: la prima, la diserzione, è forse quella che racconta meglio gli stati d’animo dei soldati; con un Maggiore (Claudio Santamaria) che non disobbedisce agli ordini, neanche quando è obbligato a giustiziare un soldato che si rifiuta di compiere una missione "suicida" - rivolgendosi al Maggiore dicendogli <<Le bestie cagano e pisciano quando entrarono al macello. Noi siamo bestie?>>. Nella seconda parte del film, l’allucinazione, è invece rappresentata la tensione emotiva dei soldati. Olmi racconta come hanno vissuto quei momenti dolorosi e drammatici, che appaiono, a distanza di anni, come surreali - come se si trattasse, appunto, di un’allucinazione. Questa parte del film è riscontrabile nella lettera che il Tenentino (Alessandro Sperduti) scrive alla madre, nella quale parla di una guerra che lui non conosce, ché solo solo chi la combatte nelle trincee è in grado di comprendere veramente. La madre può essere intesa come la Patria a cui il Tenentino parla come un figlio devoto, mandato a morire da una "Madre Matrigna", interessata solamente agli affari economico-politici.

"Torneranno i Prati" è un film d’altri tempi, nel quale ad essere raccontata non è la semplice descrizione della guerra, ma la paura ad essa connessa, i sentimenti e le angosce che provoca. Nel film non sono protagoniste le battaglie - le quali non vengono neppure rappresentate -, come siamo abituati a vedere nei film Hollywoodiani.

La fotografia, diretta da Fabio Olmi, attraverso le tonalità scure, enfatizza tutti questi sentimenti, stati d’animo che vengono evidenziati anche grazie alla bravura degli attori e alla loro recitazione intensa e sofferta. Altro merito alla riuscita del film va attribuito alla colonna sonora, realizzata da Paolo Fresu, che con le sue musiche ha contribuito a dare a questa pellicola le note drammatiche che ne segnano tutta la narrazione.

Un grande film di un grande regista italiano, che ci ha fatto ricordare, per 80 minuti, l’inutilità della guerra. Ermanno Olmi ha realizzato un’opera fatta di silenzi e attese, con un ritmo estremamente lento che offre allo spettatore il suo particolare messaggio. Senza dubbio un film capace di essere accostato alla grande poesia del novecento, di autori che la guerra l’hanno vissuta in prima persona (uno tra tutti, Ungaretti), e che ebbero la capacità di raccontarla nelle loro opere.

Con la speranza che, come venne detto nel film, <<Quando tutto finirà, dove ora sono cadaveri e trincee, torneranno i prati ed i pascoli e la vita d’un tempo>>.