Palla de' Mozzi Apre La Stagione Lirica e di Balletto 2020

1 Febbraio 2020 -

Nuovo anno significa anche nuova stagione operistica per il Teatro Lirico di Cagliari. Quest’anno il primo sipario si è alzato su Palla de’ Mozzi, opera del compositore e direttore d’orchestra Gianni Marinuzzi, su libretto di Giovacchino Forzano, nella sua prima rappresentazione in tempi moderni. 

Composta nei primi anni ‘30 del XX secolo, Palla de’ Mozzi debutta al Teatro la Scala di Milano il 5 aprile 1932. Nel corso di un decennio, seguono repliche Palermo, Genova, Roma, Buenos Aires, Napoli, Torino, Trieste, Berlino, Bologna, prima che la guerra prenda il sopravvento e l’opera archiviata 

Composta in un’epoca fortemente italicocentrica, si tratta di un’opera italiana che dà a questo aggettivo un peso rilevante. Nazionalismo e richiami continui alla musica popolare, nonché alla tradizione melodrammatica ottocentesca sviluppatasi nella Penisola, sanno ben convivere con inserzioni di un’altra grande tradizionequella tedesca. 

L’argomento, che tratta situazioni consolidate in epoca romantica, ha come protagonista l’immaginario comandante delle Bande Nere – milizie fondate da Giovanni de’ Medici delle Bande Nere – Palla de’ Mozzi, eroico e spietato, un uomo d’azione tutto d’un pezzo. Da un mese, a capo dei suoi mercenari, tenta l’assedio del castello di Montelabro, presso Siena. Una volta conquistata la roccaforte, il suo Signore – Montelabro, appunto – viene fatto prigioniero, e la figlia di lui, Anna Bianca, messa alla mercé dei suoi capitani: il Mancino, GiomoSpadaccia, Niccolò. Il figlio di Palla, Signorello, di indole sensibile e generosa, s’innamora di Anna Bianca. Per amore libera il padre di lei, salvandolo da morte certa. Per tale motivo, verrà condannato alla pena capitale. Ma quando poi i soldati di Palla, alla crudele decisione gli impongono di perdonare il figlio, Palla si uccide, «Non vive senza onore Palla de’ Mozzi». È quindi il trionfo dell’amore dei due giovani.  

Non il miglior libretto di Giovacchino Forzano – il quale scrisse drammi come Suor Angelica e Gianni Schicchi di Puccini – che, nei suoi passaggi drammaturgicamente più importanti, risulta forzato. È esempio l’innamoramento di Anna Bianca e Signorello: lei che passa da amor di cortigiana ad amore profondo (atto II), arrivando ad intercedere come deus ex machina salvando la vita dell’amato (atto III) Caratterizzato da un andamento lentoma carico di tensione, e forse troppo dettagliato, è in linea con una concezione puramente ottocentesca del melodramma, vicina ad autori come Donizetti e Bellini, più propensa alla descrizione (psicologica, ndr.) dei personaggi. Un’opera figlia della tradizione belcantistica, ma con una spiccata vocazione patriottica. Questo si evince tanto dal libretto, quanto dalla scrittura musicale di Marinuzzi, che fonde con abilità temi popolari, religiosi, toni rinascimentali e del primo Novecento, dando vita ad una scrittura musicale complessa ed imponente.  

In quanto alla produzione in scena questi giorni, con allestimento originale del Teatro Lirico di Cagliari, sotto la regia di Giorgio Barberio CorsettiPierrick Sorin, è apprezzabilein generaleil tentativo di proporre un allestimento di realtà aumentata – riprendendo quello ben più celebre de La Pietra del Paragone (Rossini) della stagione 2016 – sebbene non aggiunga nulla in più rispetto ad un allestimento plastico. È bene ricordare che l’allestimento in realtà aumentata dovrebbe andare a colmare l’impossibilità di realizzare scenografie particolarmente elaborate, sontuose o, di contro, irrealistiche. Tutto ciò in questa produzione è assente. I modellini plastici in scala sono spartani e la qualità video scarsa: insomma, nulla che non potesse essere fatto a dimensione naturale. In aggiunta ad una coreografia goffa, la regia risulta decisamente poco curata, fallendo nella composizione dei quadri scenici, in balia di una fobia della scena vuota, con numerosi horror vacui (i chierichetti che giocano a spade, il mimo Julien Lambert, soldati che giocano a fare i boia) privi di senso e gusto estetico. 

Ma non tutto è perduto. Un grande merito va senza dubbio al Maestro Giuseppe Grazioli, che ha saputo abilmente condurre il vasto ensemble orchestrale, ai maestri del coro Donato Sivo ed Enrico di Maria. Ottima la performance dei cantanti Elia Fabbian, Leonardo Caimi, Francesco Verna, Francesca Tiburzi, Cristian Saitta, Elena Schirru, Laura Rotili, Alessandro BusiAndrea GalliMurat Can Güvem, Matteo LoiLuca dall’Amico e Giuseppe Raimondo.