Hänsel und Gretel, non la classica fiaba

L'opera di Engelbert Humperdinck nuovamente in scena a Cagliari

14 Dicembre 2019 -

Chi dice che le fiabe sono per bambini? Certo, questa affermazione può andare in diretto contrasto con quanto scritto da Englebert Humperdinck in un paio di sue lettere, nelle quali parla del suo nuovo lavoro, la Märchenoper (let. Opera Favola, ndr.) Hänsel und Gretel: «i bambini sono bambini ed i bambini si occupano di cose da bambini». 

Ma se è vero che la storia dei due fratellini tedeschi è a noi familiare fin dall’infanzia, è altrettanto vero che oltre la fiaba si cela una tragica realtà. Nella versione originale dei fratelli Grimm, infatti, i genitori – afflitti dalla carestia – decideranno di abbandonare nel bosco i due bambini. Come evidenzia Luca Scarlini nel suo articolo L’opera magica della giovinezza, alla realtà cruda fa spesso da contraltare «una mitizzazione di quella che il grande romanziere britannico Kenneth Grahame chiamava L’età d’oro (1900). Trionfava qui la celebrazione del momento, squisitamente poetico quanto immaginario, in cui i bambini vivevano in un loro mondo, e non era necessario comprendere il volere astruso e in sostanza inattingibile degli olimpii, ossia gli adulti e la loro ossessione per il denaro». 

Nell’allestimento in scena questi giorni al Teatro Lirico di Cagliari, che proprio con Hänsel und Gretel conclude la stagione lirica e di balletto 2019, troviamo un’inattesa ambientazione urbana contemporanea. Contadini e falegnami diventano, all’occhio del regista Sven-Eric Bechtolf, ripresa da Daniela Zedda, clochard ed inquilini di una baraccopoli di cartone, all’ombra di moderni grattacieli del centro città - visibili nel fondale della scena del primo e terzo quadro. Ma proprio quando la storia entra nel vivo, vediamo l’ambientazione bucolica, tipicamente fiabesca (secondo e terzo quadro), che non solo fa da cornice alla vicenda, ma diviene essa stessa protagonista. Il bosco, popolato da creature leggendarie tanto positive, come l’Omino della Rugiada e l’Omino della Sabbia (entrambi interpretati da Francesca Pia Vitale), quanto negative, come la Strega (Martina Serra). Il connubio città-bosco è oltretutto funzionale alla storia di Hänsel (Anna Doris Capitelli) e Gretel (Francesca Manzo), divenendo rifugio il primo, luogo iniziatico il secondo. Come ben sappiamo dalla fiaba tradizionale, i due fratellini riusciranno a superare prove di sopravvivenza, arrivando a sconfiggere la Strega «con poteri che le ha dato il diavolo», liberando altresì numerosi altri bambini sventurati, tramutati in biscotti di marzapane. Torneranno, quindi, tutti insieme alla città, tra le braccia dei genitori disperati (il Padre Peter Gustavo Castillo e la Madre Gertrud Susan Neves).

Influenzati dal periodo della messa in scena dell’opera di Humperdinck, potremmo anche a ragione intravvedere, nel Finale, un'incarnazione del Miracolo di Natale, celebrato in una corale Abendgebet (preghiera della sera, ndr.) «Quando c'è più bisogno, il Signore si china su di noi misericordioso!».

Hänsel und Gretel torna a Cagliari dopo sessant’anni. L’ultima produzione risale proprio al 1959, in quel del Teatro Massimo. Una lunga assenza che non ha intaccato la reputazione dell’opera, tanto meno l’interesse del pubblico cittadino, il quale ha accolto con grande entusiasmo autori ed interpreti. Da citare il grande lavoro svolto da Joshua Higgason (videomaker), Luigia Frattaroli (coreografie), Marco Filibeck (luci). Trovo superfluo ribadire la grande professionalità dell’intera Orchestra del Teatro Lirico, diretta dal Maestro Johannes Debus. Degno di nota il Coro di Voci Bianche del Conservatorio G. P. da Palestrina, seguito dal Maestro Enrico di Maira 

Un finale di stagione che migliore non potevamo chiedere.