Corsari e schiave approdano a Cagliari

Il balletto del Teatro Alla Scala di Milano in tournée

24 Maggio 2019 -

Per gli amanti del balletto, la stagione di quest'anno offe un unico appuntamento. Ieri sera, il sipario del Teatro Lirico di Cagliari si è aperto sul dramma amoroso Le Corsairenella personale versione della coreografa Anna-Marie Holmes, prodotta dal Teatro alla Scala, in scena fino a venerdì 31 maggio. 

Opera di grande fama e successo della Russia imperiale, nonché dell’Unione Sovietica dove costituisce, tutt’ora, l’epitome del grand-ballet russo. Una piéce che necessita di una «compagnia corposa per numero e brillante per tecnica, in grado di misurarsi con lo stile che il balletto richiede» (Valentina Bonelli, Libretto di sala). E forse per tale motivazione a Cagliari solo un’altra volta è andato in scena il Balletto del compositore Adolphe Adam: era l’anno 2009, con l'allestimento del corpo di ballo dell’Opera di Riga (Lettonia). 

Ispirata dall'omonimo romanzo di Lord Byron, la storia portata sul palcoscenico, è una tra le più fumose e poco coerenti, da una parte, classica fiaba d’amore a lieto fine dall’altra. Nella versione della Holmes, che si rifà a quella di Sergeyev, vediamo un prologo maestoso (non ballato, ndr.), accompagnato da una Overture che, senza indugi, ci introduce trionfalmente la vicenda: i corsari capitanati da Conrad (Timofej Andrijashenko), e dal suo amico Birbanto (Antonio Sutera), arrivano in Turchia dove si imbattono, in un movimentato Bazar, in una compravendita di bellissime schiave, tra le quali vi sono Gulnare (Martina Arduino) e Medora (Nicoletta Manni), della quale Conrad s’innamora al primo sguardo. Entrambe le fanciulle vengono comprate dal ricco pascià Sayd (Alessandro Grillo). I corsari dunque rapiscono Medora, altre schiave ed il venditore Lankendem (Marco Agostino). La tensione tra Conrad e l’amico diviene, nel secondo atto, palpabile - ciò anche dovuto alla bravura unica dei ballerini – scaturita dalla decisione di Conrad di liberare le altre schiave, tenendosi però Medora. Dunque Birbanto tenta di convincere gli altri corsari di ribellarsi. Fallendo, riesce ad escogitare un’altro piano: tramite una rosa spruzzata di un potente sonnifero, farà cadere in un sonno profondo Conrad, per poi ucciderlo. Il piano non va secondo i piani e il corsaro viene ferito al braccio dall’amante di Conrad. La scena si fa caotica, Medora viene portava via in salvo da Lankendem, che la condurrà al sontuoso palazzo dello pascià. Ed è qui che si apre l’atto terzo. I corsari giungono anch’essi a palazzo per riscattare Medora, travestiti però da pellegrini. Una volta rivelatesi al pascià per quel che sono, scoppia il caos, ed è in questa scena che Medora riferirà a Conrad che il suo stesso amico cercò di ucciderlo. È cosí che il corsaro, con un colpo di pistola, riuscirà a freddare Birbanto, nel nuovo tentativo di omicidio. Conrad, Medora, Alì e Gulnare scappano via dal palazzo, imbarcandosi sulla loro nave, ma durante la traversata una tempesta fa affondare il vascello. Al calar del vento, il mare torna tranquillo, ed il cielo sereno. Il chiarore lunare illumina «Conrad e Medora, aggrappati ad una roccia. I due innamorati rendono grazie per la loro miracolosa salvezza, che testimonia la forza del loro amore» (Anna-Marie Holmes, Libretto). 

Se è "La Scala, allora è un successo": c’è di vero in questa frase fatta, che dà per scontato che qualsiasi produzione de Alla Scala sia perfetta, ben confezionata ed eccellentemente interpretata. L’allestimento proposto quest’anno, ritrova un’ambientazione esotica, fiabesca, forse eccessivamente stereotipata, che dipinge un impero orientale (quello ottomano, ndr.) estrapolato da racconti persiani medievali. Le scene ed i costumi di Luisa Spinatelli contribuiscono, dunque, ad incorniciare l’intera vicenda narrata in un tipico – e forse scontato - "C’era una volta...".

Ma non per questo l’opera perde: coreografie trascinanti, eseguite da un corpo di ballo sicuro di sé, in grado di esprimere non solo amore e divertimento, ma anche la tensione e il conflitto, elementi che caratterizzano più di tutte questo libretto, conferendo pathos a danze e pantomime. Una coreutica classica, quella della canadese, che se da un lato godono di un’eleganza sopraffine, ed hanno saputo rendere giustizia e preservare «un balletto nato in Francia come romantico-avventuroso, diventato à grand spettacle nella Russia imperiale», dall’altra sembra lontana dalla tendenza contemporanea di sperimentazione, propria delle principali produzioni occidentali – a metà strada, forse, tra innovazione stilistica e l’andar incontro ad un pubblico sempre più variegato - quali fra tutte la Dutch National Opera & Ballet di Amsterdam, con le sue The Little Big ChestGrimm! e Ode to the Master.

Oltre a ciò abbiamo assistito ad una conduzione spettacolare, dove anche i più piccoli dettagli di una partitura così raffinata, sontuosa, singolare sono stati magistralmente eseguiti da un’orchestra, quella del Teatro Lirico di Cagliari, che titolo dopo titolo, in questa stagione sta sorprendendo sempre più, raggiungendo livelli di tecnica straordinari. Senza dubbio una conduzione resa degna di nota da un incantevole direttore d’orchestra: il podio è stato infatti affidato al celebre David Coleman. Direttore d’orchestra e compositore di fama internazionale: sue sono infatti alcune importanti riorchestrazioni di balletti come la Bella Addormentata (2007), Giselle (2008), Lago dei Cigni (2009).

In definitiva, al di là della polemica tra innovazione e conservatorismo, lo stereotipo Se è "La Scala", allora è un successo può essere ampiamente confermato e sostenuto. L’intera produzione ha saputo egregiamente soddisfare l’elevata aspettativa del pubblico, ragion per cui, fin dall’inizio del primo atto, il pubblico cagliaritano non si è saputo trattenere da una generosa (e meritata) ovazione, la quale si è lasciata andare in un lungo applauso a spettacolo concluso. 

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